Un grappolo di attenzioni..
Stamattina avevo programmato di andare con la clinic mobile a fare le vaccinazioni ai bambini nei villaggi. È un’esperienza irripetibile. Un’esperienza che farò un’altra volta, però. Father Silas doveva arrivare per discutere con me alcune cose. A volte vorrei essere solo una semplice volontaria qui…
Sono entrata in ospedale a dare un’occhiata. Agli infermieri, per il solito giro di ricognizione, e al paziente con problemi polmonari di ieri. Che shock quando mi sono affacciata alla 8 ed il suo letto era vuoto. Mi sono pietrificata un interminabile istante prima di chiedere ad Anna, che stava facendo il giro con Ken, dove fosse il paziente. Lo avevano semplicemente spostato. E stava meglio. Ho preso un respiro profondo e la crosticina di sassi che mi aveva avvolto si è sgretolata…
Sono passata davanti alla sala operatoria e ho sentito una signora lamentarsi per il dolore dopo l’intervento. Ho pensato che fosse stata trascinata senza troppa cura sul muretto passamalati. Mi sono affacciata e c’era Rita che le accarezzava la fronte, parlandole dolcemente. Sulla barella c’era Mary, la catechista della missione. Aveva avuto un aborto spontaneo, senza nemmeno avere la conferma di essere incinta. Pole sana. Rita le stava accanto, la vegliava come una sorella devota. Poi ha dovuto assentarsi un attimo e mi ha chiesto di stare con lei, non voleva che si svegliasse e non trovasse nessuno accanto. Io mi sono seduta a guadarla. Gli occhi erano socchiusi ma stava ancora dormendo profondamente sotto l’effetto dell’anestesia. Ho pensato a quante attenzioni erano a lei dedicate proprio in quel momento. Alla premura di Rita, di Jopita, del marito che la stava aspettando in camera. Un grappolo di attenzioni dovute, dato il suo stato, lo stato di delicato equilibrio e profondo bisogno che caratterizza ogni malato, in particolare una donna che ha perduto il suo bambino tanto atteso. E ho pensato alla ragazza di 25 anni il cui bambino era cresciuto appeso esternamente all’utero perforato. Le hanno dovuto asportare tutto, bambino e utero, un intervento inevitabile per salarle la vita. E lei si è risvegliata da sola nel suo letto d’ospedale. Quanti pazienti qui sono soli, senza il loro grappolo di attenzioni dovuto….
Ho pranzato con Mbaabu, mentre Aldo e Ken erano ancora in ospedale e le altre alla mobile. E poi ci ho provato di nuovo, sono evasa dal caldo e mi sono distesa sul letto, svenendo istantaneamente. Ma poi, grazie a Backy (e chi è Backy?) che mi ha chiamata al telefono solo per salutami, sono uscita dal coma dopo appena 10 minuti. Ed è stato meglio così, perché padre Silas è arrivato, col suo vocione allegro e il suo sorriso a 24 mila carati. Siamo andati nell’ufficio di Sr. Prya dove abbiamo discusso, per l’ennesima volta, dell’operato degli infermieri. E ho parlato anche della mancanza di Sr. Jyoti, che non aveva prontamente dato l’ossigeno al paziente del giorno precedente. E di Eva, l’infermiera della sala parto, una tra le migliori tra l’altro. Un’amica. Un paio di serate fa, infatti, c’era stato un cesareo finito a mezzanotte. Lei era di turno, senza lavoro in sala parto. E non è andata a prendere il bambino nato in sala operatoria semplicemente perché secondo lei, in quel momento, non avrebbe dovuto farlo, non lei. Padre Silas le ha parlato di ruoli, di regole. Io invece le ho semplicemente detto che a volte non importa quale sia il tuo ruolo, quali siano i tuoi compiti. Ci sono cose che vanno fatte e poi si discute, eventualmente. Come la gestione di un’emergenza o aiutare un paziente. E invece, mentre si disquisiva su chi doveva prenderlo e portarlo al caldo, al sicuro, sull’isola neonatale, il bambino è rimasto sul freddo tavolo operatorio, da solo, troppo a lungo. Rischiando di cadere, di aver bisogno di aiuto. Anche lui lì da solo, senza il suddetto grappolo di attenzioni…
Dopo le 5, quando anche Fede ed Anna hanno finito di lavorare, abbiamo preso i colori, i fogli disegnati e siamo andate in pediatria a giocare con i bimbi. Avevamo pure le bolle di sapone. Anna le stava soffiando sul viso di un cucciolo che rideva impazzito quando gli scoppiavano sulla pelle. Benjamin, il bambino più grande della stanza 2, stava colorando e mano a mano che finiva i capolavori, Fede li attaccava al muro vicino al suo letto, per personalizzare il suo angolo. Io ho preso il barattolino delle bolle di sapone e ho cominciato a roteare le braccia in alto, sfruttando il soffio dell’aria, invece che quello del mio fiato, per lasciare una scia di bolle attorno, girando più volte su me stessa come una fatina delle bolle in azione. Che bello sentire tante risate intorno! Poi ho seguito una bambina, anzi, ho seguito la sua risata sottile e contagiosa, soffiando il sapone su di lei. Nella sua stanza c’era un altro corpicino stanco in un letto. Una bambina con l’aids e la tubercolosi, un binomio terribilmente e tristemente presente da queste parti. Dormiva, ma respirava affannosamente. Magrissima, con il viso da adulta consumata. In quel momento il grappolo lo avrei voluto spremere per far entrare più in profondità il succo delle attenzioni di cui aveva bisogno.
Stasera, dopo le 11, siamo andate, Fede ed io, in sala parto. Eva stava facendo il turno di notte (e questo mi fa sempre pensare a Sonia che ha trascorso le ultime sue notti a Matiri proprio in sala parto con lei, per assaporare fino all’ultima goccia la sua Africa). Voleva vedere le foto del suo matrimonio fatte da Ori e Fede. Appena entrata mi ha sorriso e mi si è scusata per l’accaduto di due notti prima, dicendomi che avremo modo di parlarne. Sawa cabisa.
C’è un grosso grillo davanti alla mia porta. Lo posso sentire da qui, dalla mia scrivania. Me lo immagino col cilindro e il bastone, come quello di Pinocchio! Lì, a strusciare le zampe e produrre un suono esagerato che Aldo, stasera, ha attribuito addirittura ad un uccello. Dalla finestra si può scorgere un angolo di cielo denso di stelle. Anch’io a volte sento il bisogno del mio grappolo di attenzioni…
Mama buega…
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