Asante, asante...mimi nasema asante!
In Africa ogni giorno diventa speciale. Ma forse è solo perché ne sono innamorata. E quando si vuole bene a qualcuno qualsiasi cosa faccia diventa speciale….
Ieri sera, dopo cena, Philip è venuto a chiedermi l'ambulanza per una paziente morsa da un serpente. Ho chiamato per l’ennesima volta Josec che stava già dormendo. E lui, con la sua solita gentilezza e forse anche un po’ di rassegnazione, ha risposto I’m coming Stefania. Ho parlato a Philip e a Niaga del mio desiderio di fare un regalo a Josec, il cartoon, per la sua infinita disponibilità, per la sua solerzia con cui risponde alle chiamate, anche più volte per notte, senza smettere mai di sorridere. E loro erano d’accordo: Josec ha un cuore grande. E mentre aspettavamo che arrivasse e mi raccomandavo di non farlo andare solo nella notte, Philip si avvicina pensieroso e bisbiglia che devono fare un regalo anche a me, allora, perché anch’io ho lo stesso cuore grande. Meno male che era già buio, non hanno notato i miei occhi lucidi…
Stamattina, sempre con l’immancabile cartoon, sono andata a Meru per fare un po’ di spesa al Nakumatt e rimpinguare la dispensa ormai misera. Ma soprattutto per comperare il vaccino antirabbia e le scarpe per i watchman.
È venuta con noi anche Pamela, la fidanzata di Christian. Si è stupita quando le ho chiesto di salire davanti con me. Chissà perché…
Arrivati al gate, Philip, Niaga e James mi hanno salutata scuotendo le mani come farfalle in un quadretto da commedia hollywoodiana. C’era anche Gorge, il vice del laboratorio. Quando ha saputo che andavamo a Meru pure lui ha timidamente ( per quanto possa essere timido l’uomo armadio ) chiesto un passaggio, proprio mentre Patrick correva per raggiungerci. Ecco, come sempre, l’ambulanza parte al completo!
Abbiamo preso la strada per Chakariga (quella che prosegue fino alla junction è terribile ormai, troppe buche, troppi sassi grossi come cocomeri disseminati al centro) . Nel tragitto, abbiamo incrociato il marito di Grace che fa il maestro, prima a Matiri e ora proprio alla Primary di Chakariga...gli abbiamo ovviamente dato un passaggio!
Adoro viaggiare per queste strade. Amo il paesaggio, l’espressi
one delle persone che mi vedono e mi osservano dubbiose, mentre i bambini sorridono e gridano ciao mochongo! Mi incanto ad osservare le scene di vita quotidiana, le abitazioni di fango o di mattoni coloratissimi, i matatu gonfi di persone e di bagagli. E poi, tornati sulla strada per Meru all’altezza di Nkarini, c’è un punto (che io chiamo punto triplo del colore perché lo puoi vedere, lo puoi respirare, lo puoi sentire ) in cui la strada chiara, di un beige ambrato, sfuma nella polvere rossa, proprio all’altezza di un albero dal tronco bianchissimo come latte e con le foglie verde fresco. L’aria mi si sospende sempre in gola, non riesco più a respirare perché, per un istante, tutte le energie del mio corpo convogliano negli occhi..a fissare quell’immagine. Ancora una volta, guardando oltre il finestrino abbassato, ho avuto l’impressione che stessi viaggiando in linea retta, senza ritorni, senza una meta ma per il solo gusto di viaggiare. E poi, improvvisa e puntiforme, come uno scoiattolo che attraversa la strada, ho sentito la nostalgia per il mio caro compagno di viaggio con cui tante volte ho condiviso le stesse emozioni, lo stesso piacere dell’andare più che dell’arrivare. Semplicemente perché, a volte, fatico a scindere il viaggio dal viaggiatore….
A Meru, ho mandato Josec all’East End per il vaccino mentre io mi sono fermata al Nakumatt, tra liste della spesa, regali e di nuovo scoiattoli che attraversano la strada! Ho aspettato davanti al supermercato che tornasse , con il mio carrello pieno e l’immancabile uomo scorta clienti alla macchina che era rimasto con me. Abbiamo chiacchierato un po’..fino a quando mi ha detto le famose, quanto scontate, tre parole: I love you. Non può essere vero, gli ho detto, mi conosci da due minuti! Ma qui spesso ( direi praticamente sempre ) lo dicono pensando di aggrapparsi al mochongo di turno per scroccare qualcosa…un passaggio in Italia, un po’ di soldi, una birra. È triste…
Finalmente Josec è arrivato e siamo partiti alla ricerca delle scarpe per i watchman battendo a tappeto tutte le Bata di Meru. E lungo il tragitto, mentre riferivo al mio cartoon l’ I love you del mio ennesimo pretendente, lui mi regala un inaspettato cammeo di puro affetto . It’s true Stefania, mi dice accelerando i toni come per prendere la rincorsa per il resto della frase. E aggiunge che anche in ospedale mi amano, non perché sono bella ma perché socializzo, perché non comando, ma chiedo. E comunque, anche se non sembro un direttore, loro mi rispettano proprio per il mio modo di parlare alle persone. È impossibile dirmi di no, anche quando chiamo in piena notte, perché riesco ad essere sempre gentile, a parlare al cuore….
(Anche adesso, mentre lo scrivo, rimango senza parole…mentre le lacrime si sprecano. Ecco, ecco le tracce che voglio lasciare…mamma mia..)
E mentre mi diceva questo, dai negozi circostanti arrivavano le note di una canzone gospel: asante, asante, mimi nasema asante..in poche parole, grazie! Sulla via del ritorno abbiamo dato un passaggio ad un’anziana sister africana. Nella sua pelle rugosa ci si poteva leggere la storia del mondo. E ancora, anche in macchina, dalla radio uscivano le stesse parole..asante, asante, mimi nasema asante…
Arrivata a casa, Apohpie mi ha detto che il mio piccolo Kariuki mi aveva cercata in ufficio. Uffi, che peccato, avevo proprio voglia di vederlo, ho pensato ( ho conosciuto Kariuki nel 2004, il primo bambino di Matiri che mi abbia sorriso…..). Ma poi, mentre sistemavo un po’ di cose al computer prima di raggiungere Padre Silas e sister Prya in udienza, eccolo. Si presentano davanti alla mia porta, in controluce, una divisa scolastica ed un paio di scarpe oltre misura in cui si perdeva l’esile corpicino del mio sorriso preferito. Kariuki! Che gioia, l’ho abbracciato fortissimo quasi a volerlo stringere all’anima più che sulla pelle. Un abbraccio che ha fatto bene più a me che a lui, ovviamente, ma a me piace pensare che non venga fin qui solo per chiedermi le matite per la scuola e le scarpe. E poi ho rivisto con affetto anche la sua chocho che mi ha chiamata da lontano, Tepania! Quanto mi è dispiaciuto essere il direttore in quel momento, avrei voluto stare con loro, disegnare un po’ con Kariuki, chiedergli della scuola.
Ma la questione che mi si era presentata era troppo delicata. L’acqua. Da cui dipende la nostra vita. L’acqua. Che qui succhiamo dalla terra come dai seni aridi di una madre. Il Padre ( ma padre di chi?) della missione aveva minacciato di togliere l’acqua all’ospedale se non avessimo pagato anche questo mese il canone di utilizzo. Solo perché lui aveva dovuto sostenere troppe spese. E noi? Forse non costa un ospedale? Noi, che annaspiamo ogni mese e i soldi arrivano col contagocce, sudati da persone straordinarie che dedicano se stesse a questa struttura. E Sr. Ann deve fare l’equilibrista per riuscire a pagare un po’ di tutto e non farci chiudere i conti. Ma non siamo forse tutti sulla stessa barca? Non dovremmo forse aiutarci a vicenda? Non stiamo forse tutti cercando di fare qualcosa di buono per queste inconsapevoli vittime delle nostre incomprensioni? E quando mi hanno riferito che aveva fatto chiudere l’acqua in tutto il villaggio già da questa mattina, ho sputato la mia palla di domopack a distanza sbraitando che lui non è il padrone dell’acqua, only God is the owner of it. E sono andata a parlaci, con la rabbia a pelo d’acqua, tanto per restare in tema! Ma poi è stato tutto più facile del previsto. Sembrava la persona più comprensiva del mondo. Ha mandato qualcuno a riaprire le pompe, dicendo che le aveva chiuse solo per dare una lezione a chi raccoglie i soldi e non glieli consegna in tempo pur avendoli. Ma allora, serve un comitato che gestisca tali questioni, ho suggerito, perché così è solo una dimostrazione punitiva per chi in realtà paga e necessita dell’acqua, soprattutto in queste giornate un cui il caldo ti fa evaporare i vestiti addosso. Forse l’ho fatto sentire in colpa sottolineando che ci stiamo tutti dando da fare per le persone di qui, perché lui ha subito aggiunto che fa tanta carità in giro. E l'ha dimostrato proprio sotto ai miei occhi dando 10 scellini ad una vecchia ubriaca arrivata davanti alla missione proprio in quel momento. Li ha messi lì, su quel palmo piagato, senza rispetto. Ma questa volta, la mia palla di domopack è rimasta in gola. Anche se non credo sia questo il modo di aiutare. Non dobbiamo umiliare questa gente fiera. Non ne abbiamo il diritto. Siamo qui per suggerire dei miglioranti che loro devono assorbire come tali. Dobbiamo chiedere permesso..
Tornando al gate, mi sono fermata da Cathrine e ho comprato 5 scellini di banane piccole. Lei mi ha regalato un avocado, da madre a figlia, mi ha detto. Ho salutato Niaga e Geoffrey e abbiamo mangiato le banane insieme con Evans che passava di lì alla fine del turno. E in quel quadretto di amicizia e reciproco rispetto mi sono sentita a casa, alla fine di una giornata speciale…
Asante sana...milele!
Ieri sera, dopo cena, Philip è venuto a chiedermi l'ambulanza per una paziente morsa da un serpente. Ho chiamato per l’ennesima volta Josec che stava già dormendo. E lui, con la sua solita gentilezza e forse anche un po’ di rassegnazione, ha risposto I’m coming Stefania. Ho parlato a Philip e a Niaga del mio desiderio di fare un regalo a Josec, il cartoon, per la sua infinita disponibilità, per la sua solerzia con cui risponde alle chiamate, anche più volte per notte, senza smettere mai di sorridere. E loro erano d’accordo: Josec ha un cuore grande. E mentre aspettavamo che arrivasse e mi raccomandavo di non farlo andare solo nella notte, Philip si avvicina pensieroso e bisbiglia che devono fare un regalo anche a me, allora, perché anch’io ho lo stesso cuore grande. Meno male che era già buio, non hanno notato i miei occhi lucidi…
Stamattina, sempre con l’immancabile cartoon, sono andata a Meru per fare un po’ di spesa al Nakumatt e rimpinguare la dispensa ormai misera. Ma soprattutto per comperare il vaccino antirabbia e le scarpe per i watchman.
È venuta con noi anche Pamela, la fidanzata di Christian. Si è stupita quando le ho chiesto di salire davanti con me. Chissà perché…
Arrivati al gate, Philip, Niaga e James mi hanno salutata scuotendo le mani come farfalle in un quadretto da commedia hollywoodiana. C’era anche Gorge, il vice del laboratorio. Quando ha saputo che andavamo a Meru pure lui ha timidamente ( per quanto possa essere timido l’uomo armadio ) chiesto un passaggio, proprio mentre Patrick correva per raggiungerci. Ecco, come sempre, l’ambulanza parte al completo!
Abbiamo preso la strada per Chakariga (quella che prosegue fino alla junction è terribile ormai, troppe buche, troppi sassi grossi come cocomeri disseminati al centro) . Nel tragitto, abbiamo incrociato il marito di Grace che fa il maestro, prima a Matiri e ora proprio alla Primary di Chakariga...gli abbiamo ovviamente dato un passaggio!
Adoro viaggiare per queste strade. Amo il paesaggio, l’espressi
A Meru, ho mandato Josec all’East End per il vaccino mentre io mi sono fermata al Nakumatt, tra liste della spesa, regali e di nuovo scoiattoli che attraversano la strada! Ho aspettato davanti al supermercato che tornasse , con il mio carrello pieno e l’immancabile uomo scorta clienti alla macchina che era rimasto con me. Abbiamo chiacchierato un po’..fino a quando mi ha detto le famose, quanto scontate, tre parole: I love you. Non può essere vero, gli ho detto, mi conosci da due minuti! Ma qui spesso ( direi praticamente sempre ) lo dicono pensando di aggrapparsi al mochongo di turno per scroccare qualcosa…un passaggio in Italia, un po’ di soldi, una birra. È triste…
Finalmente Josec è arrivato e siamo partiti alla ricerca delle scarpe per i watchman battendo a tappeto tutte le Bata di Meru. E lungo il tragitto, mentre riferivo al mio cartoon l’ I love you del mio ennesimo pretendente, lui mi regala un inaspettato cammeo di puro affetto . It’s true Stefania, mi dice accelerando i toni come per prendere la rincorsa per il resto della frase. E aggiunge che anche in ospedale mi amano, non perché sono bella ma perché socializzo, perché non comando, ma chiedo. E comunque, anche se non sembro un direttore, loro mi rispettano proprio per il mio modo di parlare alle persone. È impossibile dirmi di no, anche quando chiamo in piena notte, perché riesco ad essere sempre gentile, a parlare al cuore….
(Anche adesso, mentre lo scrivo, rimango senza parole…mentre le lacrime si sprecano. Ecco, ecco le tracce che voglio lasciare…mamma mia..)
E mentre mi diceva questo, dai negozi circostanti arrivavano le note di una canzone gospel: asante, asante, mimi nasema asante..in poche parole, grazie! Sulla via del ritorno abbiamo dato un passaggio ad un’anziana sister africana. Nella sua pelle rugosa ci si poteva leggere la storia del mondo. E ancora, anche in macchina, dalla radio uscivano le stesse parole..asante, asante, mimi nasema asante…
Arrivata a casa, Apohpie mi ha detto che il mio piccolo Kariuki mi aveva cercata in ufficio. Uffi, che peccato, avevo proprio voglia di vederlo, ho pensato ( ho conosciuto Kariuki nel 2004, il primo bambino di Matiri che mi abbia sorriso…..). Ma poi, mentre sistemavo un po’ di cose al computer prima di raggiungere Padre Silas e sister Prya in udienza, eccolo. Si presentano davanti alla mia porta, in controluce, una divisa scolastica ed un paio di scarpe oltre misura in cui si perdeva l’esile corpicino del mio sorriso preferito. Kariuki! Che gioia, l’ho abbracciato fortissimo quasi a volerlo stringere all’anima più che sulla pelle. Un abbraccio che ha fatto bene più a me che a lui, ovviamente, ma a me piace pensare che non venga fin qui solo per chiedermi le matite per la scuola e le scarpe. E poi ho rivisto con affetto anche la sua chocho che mi ha chiamata da lontano, Tepania! Quanto mi è dispiaciuto essere il direttore in quel momento, avrei voluto stare con loro, disegnare un po’ con Kariuki, chiedergli della scuola.
Ma la questione che mi si era presentata era troppo delicata. L’acqua. Da cui dipende la nostra vita. L’acqua. Che qui succhiamo dalla terra come dai seni aridi di una madre. Il Padre ( ma padre di chi?) della missione aveva minacciato di togliere l’acqua all’ospedale se non avessimo pagato anche questo mese il canone di utilizzo. Solo perché lui aveva dovuto sostenere troppe spese. E noi? Forse non costa un ospedale? Noi, che annaspiamo ogni mese e i soldi arrivano col contagocce, sudati da persone straordinarie che dedicano se stesse a questa struttura. E Sr. Ann deve fare l’equilibrista per riuscire a pagare un po’ di tutto e non farci chiudere i conti. Ma non siamo forse tutti sulla stessa barca? Non dovremmo forse aiutarci a vicenda? Non stiamo forse tutti cercando di fare qualcosa di buono per queste inconsapevoli vittime delle nostre incomprensioni? E quando mi hanno riferito che aveva fatto chiudere l’acqua in tutto il villaggio già da questa mattina, ho sputato la mia palla di domopack a distanza sbraitando che lui non è il padrone dell’acqua, only God is the owner of it. E sono andata a parlaci, con la rabbia a pelo d’acqua, tanto per restare in tema! Ma poi è stato tutto più facile del previsto. Sembrava la persona più comprensiva del mondo. Ha mandato qualcuno a riaprire le pompe, dicendo che le aveva chiuse solo per dare una lezione a chi raccoglie i soldi e non glieli consegna in tempo pur avendoli. Ma allora, serve un comitato che gestisca tali questioni, ho suggerito, perché così è solo una dimostrazione punitiva per chi in realtà paga e necessita dell’acqua, soprattutto in queste giornate un cui il caldo ti fa evaporare i vestiti addosso. Forse l’ho fatto sentire in colpa sottolineando che ci stiamo tutti dando da fare per le persone di qui, perché lui ha subito aggiunto che fa tanta carità in giro. E l'ha dimostrato proprio sotto ai miei occhi dando 10 scellini ad una vecchia ubriaca arrivata davanti alla missione proprio in quel momento. Li ha messi lì, su quel palmo piagato, senza rispetto. Ma questa volta, la mia palla di domopack è rimasta in gola. Anche se non credo sia questo il modo di aiutare. Non dobbiamo umiliare questa gente fiera. Non ne abbiamo il diritto. Siamo qui per suggerire dei miglioranti che loro devono assorbire come tali. Dobbiamo chiedere permesso..
Tornando al gate, mi sono fermata da Cathrine e ho comprato 5 scellini di banane piccole. Lei mi ha regalato un avocado, da madre a figlia, mi ha detto. Ho salutato Niaga e Geoffrey e abbiamo mangiato le banane insieme con Evans che passava di lì alla fine del turno. E in quel quadretto di amicizia e reciproco rispetto mi sono sentita a casa, alla fine di una giornata speciale…
Asante sana...milele!

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