Stregati da Matiri!
Sono qui da sola, nel buio della casa del tamarindo.
Chopin mi tiene compagnia, ma a malapena lo distinguo, tra il rumore di sottofondo del generatore, lo stridere dei pipistrelli e i grilli che friniscono tranquilli. Si distingue anche lo scorrere adirato del Mutonga, gonfio di pioggia.
Stamattina mi sono svegliata in hurry, dopo aver dormito solo tre ore per completare il video sull’ospedale. Sono andata a Kajuki, alla stazione di polizia, con Ori e Josec. Per una ciabattata! Si, ieri pomeriggio, mentre tornava da Chuka, Josec ha incrociato un lorry parcheggiato di fianco alla strada. E lo ha sorpassato proprio mentre una ragazza lanciava le sue ciabatte a terra per scendere in agilità dal camion alla sua fermata. Ma invece del terreno, una ciabatta ha colpito il cristallo anteriore dell’ambulanza, rompendolo. E così, stamattina, ci aspettavano al distretto di Kajuki, dove la poverina era stata trattenuta per la notte, per formalizzare le nostre intenzioni riguardo l’incidente. La stazione di polizia era in realtà una stanza allestita con una scrivania, due sedie per gli ufficiali e tre per i clienti. Io ho detto che mi bastava una dichiarazione da parte loro, per l’assicurazione. E lui, il poliziotto, tanto per chiarire aveva specificato che la sola alternativa era trattenere in prigione la ragazza dato che non poteva pagare la riparazione. Il tutto enunciato brandendo l’arma del delitto, la ciabatta, conservata nel cassetto della scrivania come reperto da mettere agli atti! Lei, credo appena ventenne, ascoltava tutto seduta sulla sedia, guardando in basso, senza proferire parola, aspettando il verdetto con rassegnazione. Mamma mia, finire in galera per una ciabattata…suona così buffo…ma in realtà è tanto triste…
(il generatore è spento, è tornata la corrente..)
Tornata a casa, ho lavorato ancora un po’ sul video. L’ho finito appena in tempo..Ori e Fede mi aspettavano per la lezione di Italiano alla secondary!
Ci siamo avviate correndo perché eravamo in ritardo. Ci ha accolto il maestro di Swahili e ci ha accompagnate nell’ufficio del preside..hei, ma il nostro sognatore è il preside della scuola!! Bene, potrà fare molto di più…
Chiacchierando, abbiamo scoperto che in realtà lui vorrebbe cambiare lavoro, dopo 17 anni di insegnamento è arrivato il momento di fare qualcos’altro, dice lui. Ma io l’ho pregato di continuare. I veri maestri sono proprio quelli che coltivano l’anima e liberano i pensieri, chiunque sa insegnare matematica o geografia….ma è così raro trovare qualcuno che ti insegni a pensare…
E poi abbiamo iniziato…dalle presentazioni! Davanti ai cento ( ma a me sembravano almeno mille) studenti riuniti in laboratorio (!). Mamma mia, che vergogna!Ma che emozione anche. Non so se fosse stupore per la presenza di muzungu nella scuola o fosse autentico entusiasmo. Ma ci hanno accolte con calore, aperti ai nuovi stimoli.
A come aeroplano. B come banana. E via così. Anche i maestri seguivano. Che bello! Sentire un coro di lettere ad alta voce, all’unisono con i nostri respiri di commozione. Vedere il desiderio puro di imparare, di degnare del beneficio del dubbio una cultura tanto diversa dalla propria, incomprensibile a tratti. Forse tra qualche anno non ci sentiremo più chiamare C come caramella!
E poi di corsa alla festa del St. Orsola.
Erano tutti fuori ad aspettarci! In dieci minuti ho allestito il piccolo cinema, proiettando il video preparato. Qualcuno si è anche commosso guardandolo ( anch’io ovviamente, io che ho vissuto tutte le tappe rappresentate…io che c’ero…che ho contribuito alla progettazione, alla costruzione…e adesso alla direzione di questo che sento anche un po’ anche il mio ospedale..). Sono raccolti momenti di lavoro, di collaborazione alla costruzione, di vita collettiva. Amici prima che colleghi. E alla fine scorrono i ringraziamenti per chi, tutt’ora, rende possibile tutto questo. Volontari in Africa e in Italia. In pianta stabile ( come Mauro, Ivana e Antonia) o saltuari, occasionali.
E per brindare all’anniversario, sode per tutti!
Questa sera siamo rimaste un po’ a parlare sotto alla pergola Ori ed io. L’ho sentita vicina ancora una volta. Abbiamo parlato di me, dei miei momenti di malinconia, e di lei, del suo desiderio di lasciare tutto e trasferirsi qui, o altrove, ma sempre senza confini. Magari insieme, le ritrovate Charlie's Angels che faticano a separarsi. Ma che cos’ha questo posto che ti spinge a desiderare di volare? Di seguire il cuore? Di liberarti dagli schemi, dalle regole da altri fissate, dai vestiti troppo stretti. Si rimane stregati da queste stelle, da questa gente, da questi spazi aperti che ti fanno respirare aria di libertà, da questi occhi, dai desideri di ribellione di altre persone a noi affini che qui, di volta in volta, incontriamo…
La Nairobi fly ha colpito ancora, ha banchettato sul mio braccio. Ma non c’è stata la solita invasione di insetti. Anche loro sono senza regole, non sai mai che aspettarti qui….ogni giorno è una sorpresa, un regalo! Ed io li voglio scartare tutti!
Mama buega!
ciao mwende!
RispondiEliminasempre bello leggere il tuo blog.
Visto che ho qualche difficoltà a scaricare i filmati da youtube, mi manderesti il filmato che hai preparato per l'anniverario via mail (zippato possibilmente)?
grazie
Salutoni
Elena