That's life!
Ori e Fede sono partite lasciando un po' di vuoto incolmabile. Ma qui ho tanti amici e questa settimana passerà in fretta!
Stamattina in ufficio ho parlato a lungo con Apophie. Come due vecchie amiche che si ritrovano a prendere un the in un ricco bistrò in centro. Invece io ero seduta alla mia scrivania e lei sopra quella di Ale ( mi ostino a dire che sia la sua…). Non ricordo nemmeno più l’inizio della conversazione, ma so che mi sono ritrovata a raccontare, ancora una volta e con la stessa passione di sempre, quali siano i miei progetti. A volte hanno la connotazione di sogni. Troppo ambiziosi o troppo dipendenti da terzi quindi, come tali, assolutamente incontrollabili. A volte sono una semplice elencazione dei miei prossimi passi..che nemmeno io so dove mi porteranno. Ho concluso dicendo che un giorno, forse, anch’io mi fermerò e avrò una vita normale. E lei mi ha risposto, con la comprensione di una mamma ma anche con il cuore libero di una donna indipendente: che cos’è normale? La vita normale è quella che noi scegliamo di vivere, il normale dipende da noi, non dalla definizione degli altri. E poi mi ha chiesto delle sorti dell’ospedale. Che succederà quando non ci sarà più l’associazione a sostenerlo? Come faremo a trovare i fondi necessari a mantenerlo se non riusciremo a farci finanziare i nuovi progetti? Non si può sempre contare sul supporto individuale. Non si può quando si ha la responsabilità di così tante persone, che siano pazienti o il personale. E così siamo sempre in attesa di aiuto, di nuovi dottori. E si va avanti vivendo alla giornata, struggling every day. Anyway…that’s life, ha aggiunto con il serafico senso di rassegnazione ( o forse solo accettazione degli eventi) tipico di queste persone. Si, così è la vita…
Subito dopo pranzo, mentre gli altri chiacchieravano animosamente, io mi sono seduta al sole. E fissavo la vallata. Sta diventando tutto verde, con tonalità di azzurro verso l’orizzonte. Non si intravede quasi più il rosso. Mi sono lasciata andare alle vibrazioni della terra, ho accordato la mia musica a ciò che mi circondava. Ed ho cominciato a sentire…le foglie, le pietre, i fiori, le cicale…si, come Luke Skywalker in training dal piccolo Yoda!!! Ma che sensazione piena, bellissima. Sentirsi in sintonia con qualcosa, in pace.
Proprio prima del tramonto è arrivata Hariett con una signora. Chiedevano l’ambulanza per andare a prendere un’anziana con una gamba rotta, sola, senza soldi. È andato sempre lui, il driver folle dal pile giallo, Josec! E poi mi ha raccontato che la signora era caduta tre giorni fa. Si era fratturata il femore. E da allora era ferma, seduta su di una pietra, ad aspettare qualcuno che la aiutasse…that’s life…ma non è giusto…
Sono in ufficio, al riparo dall’invasione degli ultra-insetti!
Ho ammirato il tramonto del sole dietro a quella che erroneamente continuo a chiamare Piton Hill. Sembrava che Dio abitasse proprio là dietro e che facesse un saluto con la mano. E ho pensato…no, stavolta non ho pensato. Ho contemplato e sentito…
Ora scappo, sento l’odore di miele bruciato delle blattine a palla. Stanno arrivando! Torno a casa, al buio, prima che attacchino gli ultimi centimetri liberi delle mie braccia!!! Beh, ancora una volta that’s life!!!
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