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Sognavo l'Africa...e ora la vivo!(dal mio diario privato)

Stamattina mi sono svegliata con una bellissima sensazione diffusa di coccole ricevute. Come se mi avessero abbracciata e avessi dormito sul petto di qualcuno tutta la notte. Forse l’ho sognato…………

Ho salutato Margarteh 1 che ancora non avevo visto. Anche lei era contenta di vedermi e mi ha detto che le sono mancata tanto, a lot (mah, chissà fino a che punto è vero o è una frase di circostanza…beh, è carino credere che lo abbia pensato davvero!). Con il suo sorriso malizioso mi ha chiesto chi altri doveva arrivare a Matiri e quando. E io, da finta tonta, ho cominciato ad elencare…Ivana, nooo…Antonia, nooo…Mauro, nooo…Ermanno, nooo…Ale…siiiii! Ho risposto vagamente, per non rovinare un’eventuale futura sorpresa. E Lucy ha cominciato a gridare come una pazza come si fa quando lo sposo arriva alla casa della futura sposa il giorno delle nozze!

Ma dopo colazione, ho dovuto smorzare i toni. Ho riportato le numerose lamentele sul loro operato, sulla loro lentezza, pigrizia. Ho detto loro che se in un mese non si vedranno dei cambiamenti, dovrò prendere, a malincuore, dei provvedimenti. Ma che questa è una prova anche per me, quindi ci dovremo aiutare per fare del nostro meglio. Che i soldi del loro stipendio sono sudati, procurati da persone, come Mauro, Antonia e Ivana, che lavorano tutta la settimana e che, invece di riposarsi o concedersi vizi, lavorano nei week end, durante le feste, per raccogliere soldi e consensi. Che loro hanno il dovere di guadagnarseli. Che non è poi così difficile e che comunque se hanno bisogno di aiuto o suggerimenti io ci sono.

Oggi, le stanze brillavano!!

Sono andata in ufficio.

Ho inviato alcune mail cariche di progetti e richieste di sovvenzioni. Hariett sedeva al suo solito posto, chiedendomi di tanto in tanto aiuto. Aveva problemi con la visualizzazione della sua flash pen.

È passato pure Kenneth a salutarmi, di ritorno dai suoi off days. Pure lui mi ha chiesto di andare a controllare il laboratorio perché non riescono più ad inviare la posta.

Sister Prya mi ha chiamata per risolverle un problema sul suo computer.

Mamma mia, Ubuntu, dove seeeeeeeeeei???!!

Oriella è passata dall’ufficio a salvarmi, dovevamo andare da Sr. Noemi per delle adozioni. Erano già le 11. Il sole era a picco, una colata di olio caldo proprio sulla testa. Non un filo di vento.

Siamo arrivate agli uffici delle sisters Feliciane, attraverso il villaggio, proprio dopo la chiesa della missione. Era pieno di bambini. Erano lì per scrivere le letterine di Natale ai loro sponsor. Lettere dettate da altri, non dal cuore, forse, ma con lo scopo sincero di ringraziare per la generosità. Perché, con pochi euro, a loro viene assicurato un futuro.

Sedute al tavolo di Jennifer, aspettando Sr. Noemi, ancora una volta ci sentivamo come primi attori di un film che non è nemmeno il nostro. Tutti i bambini a guardarci e a sussurrare. Il più coraggioso ci ha persino chiesto i nomi!

Lei è arrivata. Col suo pacato inglese ci ha salutato e chiesto di accomodarci nel suo ufficio. Le ho consegnato i nomi delle due nuove famiglie che vogliono sponsorizzare ( beh, questo termine non mi piace tanto…aiutare forse è meno forte, lascia un po’ di poesia ad un’azione che serve forse più a zittire la nostra coscienza) dei bambini a Matiri. Lei ci ha chiesto chi preferissimo . Un maschietto o una femminuccia? Mamma mia, sempre scelte inutili dobbiamo fare! Che differenza fa? Ma chi può voler scegliere in questi casi?

E alla fine ha scelto lei. Tra le tante letterine di presentazione scritte proprio dai bambini, ha scelto quelle che descrivevano famiglie più numerose, quindi più bisognose, 7-8 fratelli, o con solo uno dei due genitori…e alla fine abbiamo pescato dal cesto delle opportunità mancate Charity e Beatrice. Liberate nel giro di 5 minuti dal fardello della loro condizione. Questa facilità mi fa pensare…..

A pranzo ho ricevuto una graditissima sorpresa..Mbaabu, di ritorno dal suo off. Fede era raggiante di felicità, sorridente come un’adolescente alla prima cotta. Che bello!

Dopo aver mangiato riso, sukuma e carote, mi sono seduta al sole..e mi sono addormentata sotto alle nuvole. Il sole battente mi ha svegliata mentre stavo facendo un altro sogno..non lo ricordo bene….ma c’era una rassicurante vallata, una strada rossa su cui camminavo mano nella mano con…non so chi fosse…e forse, nemmeno importa…

( ora sono al buio, sotto alla pergola…l’aria è assente…i grilli gridano come impazziti, come se volessero farsi sentire oltre i confini del mondo….)

Nel pomeriggio è passato il maestro della secondary che vuole organizzare le lezioni di Italiano. Ci ha raccontato i suoi sogni. Gli piacerebbe attivare queste lezioni, un paio di volte a settimana, dopo le tre e mezza. Gli studenti avrebbero attività fisica, ma così, senza una guida, senza un vero insegnate, diventa solo uno spreco di tempo. Tempo prezioso. It’s a shame, continuava a dire.

( qualcuno camminava alle mie spalle poco fa…forse il watchman, forse Apophie di ritorno dall’ufficio…)

Vorrebbe creare un ponte tra la sua scuola e una scuola italiana, per uno scambio culturale. Perché, come dice lui, la nostra presenza non può ridursi all’ospedale. Non puoi venire qui e restare chiuso tra queste mura. Andare a vedere gli animali ai safari, il mare smeraldino, e poi non conoscere questa gente, non mescolarti le emozioni con loro, non andare al loro pub, non vedere le loro scuole, non conoscere la loro lingua. La sua idea è quella di organizzare delle lezioni di swahili per gli studenti/amici italiani, organizzare delle vacanze studio, come aveva fatto alla scuola dove precedentemente ha lavorato…e ora là non resta che il ricordo delle sue iniziative, che peccato. E magari strutturare il tutto a livello nazionale, con l’aiuto e il riconoscimento delle ambasciate..così da poter continuare anche senza di noi. Mamma mia, che sogni! Che bello! Che entusiasmo! Contagioso e commovente. Continuava a dire che il materiale scolastico è importante, è vero…ma ciò che conta davvero, è aprire la mente, vedere oltre i propri limiti, la propria cultura, la propria terra, spaziare con i pensieri e con il corpo, percorrendo tutte le strade possibili. Per non rischiare di perdere delle buone occasioni. Questa è la globalizzazione!

Io e Fede lo ascoltavamo sorridendo, chinando il capo davanti a tanta passione. Lui è qui da Gennaio, come me….ha detto che non vuole andarsene senza prima aver cambiato, anche solo in minima parte, qualcosa nella scuola. Perché bisogna sempre progredire, non oziare e invecchiare in un presente mai speso.

Venerdì tornerà e cercheremo di implementare su ampia scala la realizzazione di un sogno. Ed io farò parte della regia…

Prima di tornare in ufficio sono andata a fare un giro di ispezione nel compound.

Il nuovo edificio del Dream è bellissimo. Colorato. Azzurro cielo, giallo paperino, verde camaleonte. Davanti al tank del diesel, stavano seduti Stanley e Silas. Usavano una panca come scrivania. This is my office, mi ha detto Stanley. Stava sistemando tutta la sua documentazione. Ordinava i data base del fuel e le fotocopie del form del generatore…si, proprio quei fogli pensati e consegnati da Ale e me prima di partire, di tornare in Italia. Ho pensato che sarebbe stato contento di sapere che la sua idea aveva avuto successo, che aveva attecchito…che la strigliata pre-partenza era servita…e mi è mancato…

Ho organizzato con Stanley il suo viaggio di domani a Nairobi, con Edward. Deve comperare dei pezzi di ricambio per il boiler della pediatria, aggiustare l’inverter della casa ed una centrifuga del laboratorio..ah, e comperare un nuovo stabilizer per la sterilizzatrice. Mentre Edward deve occuparsi del materiale per il dentista e per l’ospedale e di portare le biopsie ad analizzare. Il solito full day a Nairobi, insomma.

(altri passi nel buio….ma non ho paura...mi sento al sicuro qui…come se fossi tra le braccia della persona amata, come se fossi un supereroe invincibile…e poi, mamma mia, la luna illumina la vallata come un sole tiepido…è una magia!)

Sono tornata in ufficio. Appena in tempo. È arrivato Ernesto…con il suo cappellino nuovo… è aggiustato con del nastro verde sul retro, ma ormai non lo cambia più...

È arrivato con il solito detestabile pacco di cartelle cliniche di pazienti che non possono pagare. Una mamma con complicazioni dopo il cesareo, un bambino che entra ed esce dall’ospedale ogni due mesi, un’anziana dimenticata qui dalla sua famiglia…ho dovuto scegliere, ancora una volta….decidere…chi può pagare? Chi deve dare almeno un capra per dimostrare la buona volontà anche se poi non coprirà mai l’intero importo? Chi non riuscirà mai a saldare il suo debito? Queste domande me le pongo ogni volta che leggo i nomi su quei fogli rosa…rimbombano come spari…e a volte coprono persino il tono flebile della risposta..

Meno male che poi sono andata in pediatria..e finalmente ho conosciuto Faith. Un sorriso che ha affittato un corpicino piccolo piccolo. Ferma a letto con una gamba in trazione. Fede le stava facendo fare i compiti di matematica. Quanto avrei voluto restare lì con loro…

Ma sono dovuta tornare per aiutare di nuovo Hariett con il suo computer.

E mentre ero lì è arrivato anche Faustino, rientrato a Matiri alle sei solo per salutarmi! E dirmi che gli ero mancata…e chiedermi di Ale e Marco, ovviamente.!

Questa giornata è finita con un film, Sognavo l’Africa, di Kuki Gullman. Una donna che, come tante altre, ha raccontato la sua storia e il suo amore per questa terra fiera. È incredibile..guardare un film e sentire come un deja vu ogni emozione suscitata dalle immagini…dalle vallate infinite verdi e rosse, dalle corse dei branchi di bufali, dai fenicotteri del Nakuru, degli elefanti a pochi metri di distanza…dalla mancanza dell’acqua, dai pergolati che si tuffano nella natura, dall’amicizia con la gente locale …non è solo un film, io lo sto vivendo tutto questo… anche se a volte mi sento sola.. no, non sono sola..ho l’Africa tutto intorno, come dice lei…

Sono un po’ malinconica. Domani Sonia partirà per il sud america. E Ale è in giro per l’Italia. Io sono qui, a raccontare la mia storia, senza nemmeno rendermene conto…

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