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Si mzuri!

Mi sono svegliata alle 6 con il rumore delle ruote intrappolate nel fango che sovraccaricava il motore dell’ambulanza. Edward stava partendo per Nairobi, con la sterilizzatrice impacchettata a bordo..la batteria dell'auto si sta esaurendo, di nuovo! Sono rimasta a letto ancora un po’, riuscendo pure a sognare nel dormiveglia…non lo facevo da tanto…

Ho salutato Margaret e Lucy, sempre sorridenti, e mi sono seduta a tavola. È stato allora, proprio appena finito di zuccherare il mio caffè, che è arrivato Stanley. Riassumendo, gli ho chiesto perché non mi avesse informato sulla sterilizzatrice, che non doveva solo supporre che potesse funzionare, doveva esserne certo data la delicatezza e la necessità della sua funzione. Che lui non deve prendere delle decisioni, ci sono io per questo perché se qualcosa non va è da me che arrivano lamentele e note di demerito, che io non posso controllare tutto e che mi fido di chi lavora per me, a patto che mi riferisca ogni dettaglio e insieme decidiamo il da farsi. Mamma mia…era mortificato! Ha usato persino la frase I’m begging you to forgive me ( hei Stanley, non esageriamo, tutto ok…ma la prossima volta pensaci su! Sawa?).

Ho fatto un giro in ospedale, dopo il caffè ovviamente ( che ormai era diventato freddo e osceno!). Ho controllato che alcuni lavoretti fossero stati fatti. Era la giornata dei cazziatoni e non potevo non cogliere l’occasione! Ma up to now, non ho più dovuto impormi, solo chiacchierare un po’ per far capire che ci sono. Mi sto riprendendo il mio ruolo….

Oggi la giornata era particolarmente calda. Quel calore che brucia la pelle e secca la gola. Sembra di respirare con la testa in un forno. Non si trova sollievo nemmeno all’ombra. Eppure le nuvole nere sono sempre lì ad osservare. Sembra quasi stiano decidendo il posto migliore dove piangere. Ma non lo fanno mai. E questo sta diventando un problema. La siccità può mettere in ginocchio questa terra che sopravvive solo grazie ai raccolti. Stiamo anelando l’acqua come naufraghi in un deserto.

E in questa arsura pomeridiana, ho ricevuto la telefonata di Edward. Lo shunt che deve comperare per un paziente costa molto meno del previsto. Evviva! L’ho subito detto a Gabriel, che dopo pranzo si era trattenuto con me. E lui ha alzato i pugni al cielo gridando il suo yes di vittoria alla vallata. Di nuovo quella sensazione, che già una volta lui ha saputo darmi, di essere tutti dalla stessa parte della barricata. Insieme. Era felice, come me, perché non è giusto pagare 18 mila scellini per qualcosa che ti salva la vita. Dover vendere la terra, il bestiame, farsi prestare i soldi da chi come te fatica ad arrivare a sera. Solo per continuare a vivere..per continuare a lavorare duramente per poter ricomperare la terra, il bestiame e restituire il prestito. Non è giusto…

E poi abbiamo parlato di Emma, l’anziana signora portata all’ospedale un paio di giorni fa, quella con la gamba fratturata. Avrebbe bisogno di una protesi d’anca, costosa pure qui, e di un letto ortopedico per restare in trazione almeno dieci giorni. E noi non lo abbiamo. E lei non ha i soldi. È sola. È vecchia. Gabriel ha suggerito di trasferirla a Meru o a Chogoria. Ma lì servirebbero 15 mila scellini solo per l’intervento. E se nemmeno lì la possono aiutare che succederà? Verrà trasferita in un altro ospedale. E poi un altro. E un altro ancora. Finche morirà? E lui, con assoluta dolcezza e serenità ha risposto con voce atona: non possiamo fare di più, possiamo arrivare solo fino ad un certo punto…then it’s up to Him, ha aggiunto indicando il cielo. Mamma mia, che pace interiore si intravedeva mentre parlava, la coscienza dei propri limiti, dei limiti della natura umana, la consapevolezza che a volte non si può mutare il proprio destino o quello degli altri, che dobbiamo imparare ad accettare quello che non riusciamo a cambiare. Io invece non riesco a fare a meno di pretendere pesantemente che le cose vadano bene, gridando tra testa e cuore il mio non è giusto! Non lo sarà mai….

Ho lavorato ancora, fino alle 5. Poi ho deciso di prendere una boccata d’aria fresca, per l’anima più che per i polmoni. Come sempre mi sono fermata un po’ a chiacchierare con i watchman e con papà Shimali che mi ha sorriso dandomi un buffetto di incoraggiamento sulla spalla, timidamente, quando gli ho detto che mi sentivo un po’ sola oggi ( ma forse era solo l’eco dei discorsi fatti con Gabriel ). Alla Primary mi sono sentita salutare, ciao Stefania, questa volta! Era Moses, nascosto dalla siepe. E io d’istinto l’ho chiamato vicino al cancello per dargli almeno un bacino. E solo poi mi sono resa conto che lì, in mezzo a tutti i bulletti strafottenti delle classi superiori, non era il caso che si facesse vedere con una mochongo. Scusami Moses…

Eva non c’era, così sono subito tornata a casa. Ho incrociato un uomo con un panga nella mano destra, come fosse la sua ventiquattrore. Era il giardiniere della Secondary diretto a casa…a due ore da lì. Mi parlava gesticolando quel panga e facendolo roteare nell’aria. E poi l’ha infilato sottobraccio come una baguette! Quando gli ho detto che sono un ingegnere, solo perché me lo ha chiesto ovviamente, si è stupito. Una donna? Mi ha fatto sorridere il suo stupore…

Sono passata ancora all'ospedale e ho incorciato la donna che ha partorito un bambino prematuro e che qualche giorno fa mi aveva chiesto dei vestitini per il suo fagottino. Con Rita le avevamo dato una scorta di pannolini, camicine, scarpine di lana e un paio di coperte. Continuava a ripetermi che il marito era morto, che lei voleva andare a casa a prendere i soldi ma che la sister non la voleva dimettere se non pagava almeno 500 scellini. Non finirò mai di sentirmi a disagio in questi casi. Cerco sempre di spiegare che se qualcuno può pagare, anche poco, è giusto che lo faccia perchè così facendo può aiutare anche chi è più povero e davvero non ha alcuna ricchezza se non le proprie mani. E mi sento stupida, quando lo dico...perchè penso che non è vero in nessun angolo del mondo, che chi ha pensa a mantenere e chi non ha continuerà ad elemosinare. Non è giusto...

In questi casi chiedo ad Ernesto, che cerca di riscuotere i crediti in giro per i villaggi e quindi conosce tutte le vere o presunte realtà di povertà di queste persone. E lui mi ha confermato che la neo mamma non ha niente, ma che il marito è vivo e vegeto e deve tornare all'ospedale con i 500 scellini per la sua dimissione. E l'ho visto rimproverare la donna per avermi presa in giro, perchè, in fondo, sappiamo essere comprensivi se davvero qualcuno ha bisogno d'aiuto.


Sono in ufficio con Apophie ora, e il solito tramonto mi lascia con il fiato sospeso. C’è una striscia arancione tra le nuvole blu, qualche ricordo d’azzurro e le montagne ormai buie. Un cremino di cielo da gustare in silenzio, con il canto dei grilli di sottofondo..e il mio non è giusto soffocato che si attenua lieve..

Mama buega...

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