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Never free enough...(dal mio diario privato)

È entrata Harriet in ufficio. Si è seduta con il suo computer al posto di Ale…al posto di Ale…no, non direi. Quello è il posto di Harriet, come questo, quello che sto occupando ora, è il posto del direttore dell’ospedale che un giorno sarà uno di loro…noi siamo solo di passaggio qui….

Stamattina ho fatto un giro in ospedale.

Ho consegnato i risultati delle biopsie a Peter.

E poi sono passata un momento in sala parto. C’era un fagottino teneramente addormentato sotto alla luce dell’isola neonatale. Un nuovo nato che ci ha fatto spaventare. Apophie lo ha preso a schiaffi sulle braccia per rianimarlo, urlandogli che ora è in questo mondo e ci deve restare..almeno per un po’! La madre, appena partorito, aveva provato ad alzarsi senza successo, ma quanto basta per riempire il pavimento di sangue.

Ho incrociato Benjamin nel corridoio e gli ho chiesto di organizzare seriamente i mitologici meeting tra Dream Centre e hospital staff.

Fede è venuta a chiamarmi per andare in pediatria. Non ci sono ancora stata…..

Ecco, non sono riuscita nemmeno oggi ad andare a salutare i miei bimbi! Non ne ho avuto il tempo…

Ho consegnato la foto di Sonia a James. L’ho cercato nel general ward, stava facendo il giro visite. E mentre lo aspettavo fuori dalla stanza numero 1, ho sbirciato nella camera adiacente. C’era un ragazzo scheletrico. Si poteva percepire la forma di ogni osso sotto la pelle. Si stava nutrendo con una flebo. La pelle del viso si stava ritirando. Le labbra erano talmente raggrinzite che scoprivano le gengive e si curvavano verso l’alto…e a me piace pensare che mi stesse sorridendo……

Ho portato a Sr. Prya la application letter di una ragazza disposta a fare qualsiasi lavoro all’ospedale pur di guadagnare qualcosa e mantenere i suoi 6 fratelli.

Sono passata da Sr. Ann con le ricevute di settembre per saldare il debito che l’ospedale ha con la casa. Ma ora all’ospedale non ci sono molti soldi, ne abbiamo bisogno per pagare la Meds, cioè i farmaci, per pagare gli stipendi. E così salderà il debito un’altra volta.

Sabina mi ha chiesto aiuto, vuole iniziare una nuova attività. E poi deve pagare la retta scolastica. Mi ha chiesto 30 mila ksh. Io gliene ho dati 5 mila. Mi è sembrato un giusto compromesso. Lo so che dovrei dire di no, che forse, in qualche modo, sto facendo il gioco sporco dei muzungu che mi hanno preceduto. Ma è solo un prestito. Me li restituirà un po’ alla volta, alla fine di ogni mese, fino a dicembre. Ma si deve soppesare ogni cosa. A volte essere spontanei è pericoloso e controproducente. Invece di aiutare si possono fare dei danni, anche se in buona fede. Ogni cosa che faccio qui porta con sé la responsabilità dell’azione di una donna europea, non sono solo Stefania che segue il cuore….

E poi, quando finalmente stavo per andare in pediatria, ho incrociato Ori nel corridoio..ecco, era già ora di passare dalla sarta a ritirare i pantaloni!

E vista la giornata un po’ lenta e malinconica, ce ne siamo andate da Regina a berci una Smirnoff ice e a chiacchierare delle nostre pene, dei nostri sogni, della voglia di inseguirli, di più, di viverli. Abbiamo la stessa passione per l’Africa, per l’amore, per le piccole e meravigliose cose di cui il mondo è disseminato. Ci manca solo la possibilità economica di inseguire sempre e comunque la voce interiore che grida al di sopra di qualsiasi altro rumore. O forse manca solo quel po’ di coraggio in più per fare il grande salto? Per spogliarsi di un vestito troppo stretto e vivere il proprio corpo nudo? Non lo so…per ora, sebbene limitatamente, i nostri sogni li stiamo già inseguendo…e non è poco….siamo due anime in continua attesa, eppure in continuo movimento…magari troveremo ciò che stiamo cercando proprio lungo la strada….dietro l’angolo più impensato….

E mentre la tristezza stava scendendo come i sorsi della Smirnoff ice ( o forse proprio per quello), è passato di lì uno dei maestri della Primary, lo stesso che qualche mese fa ci aveva chiesto di organizzare un pranzo alla Casa del Tamarindo per un gruppo di amici inglesi. Mi ha salutato con piacere. E mi ha chiesto qualche minuto del mio tempo per organizzare alla scuola delle lezioni di Italiano per gli studenti e la gente del villaggio. Bellissimo! Mamma mia!! Bellissimo!! Ma perché non c’è più Sonia? Sarebbe stato il suo meritato compito……

E poi è arrivata la macchina della missione con tutti i bambini! Sono scesi gridando i nostri nomi e circondandoci. E lì, al centro del villaggio, davanti a Regina, abbiamo cominciato a cantare a squarciagola una balena, splash! A ballare e gridare come impazziti. E noi non avevamo nemmeno la giustificazione di essere bambini! Ma d’altronde, non siamo forse tutti un po’ bambini quando ci liberiamo del peso della standardizzazione e viviamo la nostra ritrovata libertà?

Prima di tornare a casa (si, questa è casa nostra..) abbiamo fatto un giro per il market, fino al politecnico. E lungo la strada i soliti saluti, i tentativi di abbordaggio, i bambini che chiedono le caramelle. I soliti sorrisi. Le solite mani che si stringono. I soliti piedi impolverati. Rossi…

E ora sono qui, in ufficio. Il buio fuori nasconde la mia amata papaia. Ori si sta facendo del male ascoltando una canzone che qualcuno le ha dedicato. E aggiornando il suo blog in cui racconta le mie stesse emozioni. La sento vicino. Stiamo camminando per mano per la stessa strada, pur con tutte le nostre diversità. Sono contenta che sia qui con me…

[...]

Stanotte la luna è spettacolare. Piena. Riflette un alone arancione sulle nuvole circostanti. Come sempre, tutto è fermo, eppure brulica di vita. Le foglie del tamarindo sono immobili..ma i grilli, gli uccelli notturni, le rane, concertano insieme. Le zanzare ronzano e Bruce, il pipistrello, volteggia dentro e fuori dalla casa.

Noi, invece, siamo in silenzio, ognuno immerso nelle sue occupazioni. Ori sta leggendo Tecniche di Ostetricia, Fede sta scaricando vecchie foto dalla camera, Michele lavora al suo computer. Io rompo il silenzio battendo sulla mia tastiera e uccidendo qualche zanzara (sempre la più casinista devo essere!).

Peter e Gabriel sono appena tornati dall’ospedale dopo un cesareo. Apophie ha dormito un po’ e ora va in ufficio. Ecco, un po’ di chiasso per ravvivare la serata proprio prima di dormire.

Sto chattando con Sonia, da Parigi. Parliamo di sud america, di progetti. Mi sento una cittadina del mondo, libera, anche se mai abbastanza, come è scritto sulla maglietta che ho indossato oggi e che ho letto per la prima volta solo perché Apophie me lo ha fatto notare!!

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