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Gatigati ga kiongo na nkoro

Stamattina Ori e Fede sono state alla scuola di padre Joe. Io sono rimasta all'ospedale...avevo un po' di lavoro da sbrigare. Combattuta, ancora una volta, tra la testa e il cuore, sospesa nel mezzo. Sono rimasta.
La conosco bene quella scuola, ci sono stata altre volte. Ma ogni volta è una collezione nuova di emozioni. I bambini riuniti nell'aula magna a recitare poesie e cantare a squarciagola canzoni a noi dedicate. Padre Joe che sfrutta il frigorifero per i farmaci del suo dispensario per servirci delle sode fresche come piace a noi occidentali. Gli studenti più grandi che ci salutano animosamente stringendoci le mani. Ma il blog di Oriella parlerà per me…

Stanley ( l’elettricista ), Faustine ( il falegname ) e Silas ( l’idraulico ) non avevano molto da fare nei loro rispettivi ruoli e così, per ottimizzare il personale e i contenere i costi, stavano lavorando come muratori, cementando il vialetto che dall’ospedale scende verso la casa del tamarindo. Una colata di modernità che ha circondato l’albero appena fuori dalla porta, imbrigliandone, per metà, le radici. Chissà, magari ora farà delle papaie di plastica…

Ho aspettato Ori e Fede in un afoso pomeriggio che sembrava non dovesse finire mai. E poi finalmente, è arrivata la macchina di padre Joe, con la targa scritta a mano col pennarello rosso, che le riaccompagnava. Siamo andate tutte insieme dalla sarta, la Pelata, come dice Fede. Eva. Suo padre è a casa ora, sta bene. Le abbiamo commissionato altri vestiti e ritirato le borse nuove. Ci stiamo rifacendo il guardaroba, colorato come le donne di qui, con stoffe cangianti, geometrie ardite, lievi disegni. Forse fa parte del nostro desiderio di integrazione…

Ci siamo fermate da Regina per l’aperitivo, l’immancabile Smirnoff Ice, mentre il dentista ( Willfred, grazie Sonia!) e Jacob ( altrimenti detto Giuggiolo, l’ottavo dei sette nani!!!) giocavano a biliardo e si mettevano in mostra. Una sosta breve, giusto qualche chiacchiera.

Uscite, con la testa appena leggera,abbiamo incontrato Kierago ( ehm…Sonia, si scrive così?). Ha esordito con la frase: ho fame, oggi non ho mangiato! E ancora una volta, per la seconda nella giornata, mi sono sentita sospesa tra testa e cuore. Gli ho detto di non chiedermi più soldi, che non è giusto…non è giusto…mentre lo dicevo mi sentivo come una bambina capricciosa e viziata…mi immaginavo la sua risposta: non è giusto dirti che ho fame o non è giusto che io abbia fame? Ma forse il suo era solo un capriccio. Gli ho detto che gli avrei preso qualcosa da mangiare ma che non gli avrei dato altri soldi. E siamo andati insieme al chiosco di Regina…dove lui ha chiesto una coke! Mi sono sentita proprio presa in giro e gliel’ho detto. E alla fine ha voluto un pacco di farina…che magari venderà e si comprerà la sua coke!!


C’è la solita invasione di insetti urticanti! Questa volta è il turno di quelli a pallina, quelli ciechi che sbattono contro le porte e sembra che qualcuno bussi ripetutamente.

(ho appena salvato una mantide bianca da Fede che brandiva il suo inseparabile doom…)

Ormai ne distinguo l’odore. Questi sanno di miele bruciato.

Fede ha fatto la torta. Ne abbiamo mangiata una risma a testa! Tutto per esorcizzare il solito velo di tristezza. Mah, forse è questa continua lotta tra ciò che bisbiglia la testa e ciò che grida il cuore che ci sciupa a fine giornata. Chissà se mai ci sarà un vincitore…

Mama buega. Tuonane ro.

2 commenti:

  1. Hey, ti sei proprio lanciata conquesto blog! Che bello peró leggere i racconti di Matiri. Da qui di notte, da solo, con le cuffie e le canzoni che sentivo fuori dal tamarindo mi prende una strana malinconia. Mi manca la magia di quel posto e i calcioni dati e presi da Keriago nel cortile della missione.

    Teo

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  2. Hello Mwende, a salute from Rome. Ciao

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