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Lucciole nel buio

La mamma con il bambino prematuro era ancora qui a girare per i corridoi questa mattina, con la sua casacca a quadratini verdi e bianchi. Ernesto si è presentato nel mio ufficio con il marito defunto! Un uomo che poteva sembrare anziano, ma era solo consumato. Con una camicia gialla strappata, i pantaloni a brandelli e i sandali fatti con i copertoni delle vecchie auto. Le mani rugose seccate dalla terra e dal sole. Come chiedere 500 scellini a questa famiglia? Il padre ha detto che li aveva, ma ne ha usati 300 per sfamare gli altri due figli. Hanno comunque pagato 200 scellini, su un totale di 15.000 dovuti ai ripetuti ricoveri lasciati insoluti. E se ne sono andati a casa, con il loro frugoletto avvolto nelle coperte nuove.

Che peso. Queste situazioni mi spogliano e mi svuotano di tutta la fiducia che posso avere nel mondo. Non guarirà mai, vero? Ma, nel nostro microscopico angolo di terra, Matiri, non possiamo fare a meno di continuare a provarci….

Meno male che Peter è riuscito a sollevarmi il morale, a pranzo. Guardandomi, mentre contavo i segni della guerra combattuta sulla mia pelle dagli insetti, mi ha detto che mi sto integrando con la natura, che mi sto trasformando in un leopardo, full of spots…yeeeeeeees! E poi ha aggiunto che gli insetti vogliono solo decorarmi, non farmi del male….e detta così, quelle macchie mi sono sembrate un dipinto delizioso!

Seduta all’ombra del tamarindo, aspettando almeno qualche goccia di salvezza, mi sono sentita sola ed inefficace. La tentazione di spezzare la giornata con un sonnellino era forte. Riposare un po’ gli occhi e la testa. Ma non ne ho avuto il tempo. Verso le tre, infatti, c’è stato finalmente il meeting del management team al completo. Abbiamo discusso di problemi più o meno grandi, soluzioni più o meno urgenti. Dalla necessità di una libreria aggiornata per il personale medico che abbia bisogno di consulti e suggerimenti, all’assenteismo ingiustificato, all’indolenza di Jacob della sala operatoria, che rischia il licenziamento perché è pigro e beve un po’ troppo quando è on call durante la notte (abbiamo deciso di dargli una seconda opportunità ma di controllarlo, non possiamo rischiare che per la sua leggerezza faccia del male o non presti soccorso a qualche paziente). Abbiamo di nuovo toccato il problema dell’acqua, dato che molti tra il personale la prendono dall’ospedale e la portano a casa, decine e decine di litri che noi paghiamo e loro prelevano di nascosto, riempiendo capienti taniche gialle, lasciando a volte a secco le nostre tank o mettendoci nella posizione di non riuscire a pagare per il nostro consumo. E tra questi problemi maggiori abbiamo infilato anche la carta igienica! Si, per la questione dei bagni pubblici appena costruiti e che regolarmente si intasano perché i pazienti si puliscono con foglie e pietre che poi gettano nello scarico. Questo fa sorridere, ancor più se si pensa che abbiamo dovuto insegnare loro, a suon di cartelli e continui richiami da parte dello staff, come usare lo sciacquone, questo sconosciuto! Ma chi è abituato ad andare nel bush non può avere nemmeno l’idea di che cosa sia quel getto d’acqua che lava via ogni residuo! Dotare i bagni di carta igienica (sicuri che la porteranno via ogni due minuti per rivendersela)? O metterla all’interno dell’ospedale e farla pagare 1 scellino (e chi non li ha continuerà comunque ad usare le pietre)?

Sembrano banalità, ma tutto qui prende una piega diversa, più marcata. Ha un eco maggiore. E ti trovi a disquisire sulla carta igienica e sulla fame nel Tharaka a distanza di 5 minuti. L’argomento è stato sollevato da Rita. Troppe persone, ormai, si rivolgono all’ospedale perché hanno fame. Bambini denutriti che non riescono a crescere, madri che non mangiano per giorni e non riescono a lavorare per mantenere i figli, vecchi che vengono lasciti morire d’inedia nei loro letti. La situazione è drammatica per alcuni di loro, necessitano di un serio e duraturo supporto alimentare. Soprattutto ora, che la mancanza della pioggia li sta mettendo in ginocchio, con la faccia a terra, a respirare la polvere. Padre Silas mi ha chiesto se l’ospedale riesca a far fronte a questa che sta diventando una reale emergenza. No, l’ospedale non ce la fa, a malapena riusciamo a gestire le nostre scorte per assicurare tre pasti al giorno ai nostri pazienti. Abbiamo chiesto l’intervento di qualche ente locale, della Diocesi….questa è terra della Diocesi, è la gente della Diocesi. Perché loro non fanno niente per aiutarli? Qual è dunque il loro scopo? Solo l’evangelizzazione? E a chi predicheranno il vangelo quando saranno tutti morti di fame? Si mzuri….

Vedendo i loro sorrisi, chi penserebbe mai che a volte non riescano a sfamare i loro figli? Ma la vita qui è una sfida continua. A volte perdiamo, a volte gioiamo vittoriosi. Quello che non ci possiamo permettere di fare è arrenderci, dire che tanto non servirà. Se vogliamo che il mondo guarisca, dobbiamo iniziare ad essere parte del cambiamento, come una grande anima ha detto.


Il nero ha già inghiottito la vallata. Non ci sono stelle in cielo. Non si riesce a vedere. Ma questo forse significa che domani pioverà! E poi, si possono distinguere nitidamente innumerevoli puntini luminosi danzare nell’aria scura…le lucciole!

Anche nella notte più buia c’è sempre un po’ di luce….

Tuonane ro!

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