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A denti stretti..

Ieri notte, proprio prima di dormire, il nuovo trio comico ha dato il meglio di sé. Intrappolate sulle panche, o addirittura sopra la tavola, a causa di un enorme, spaventoso, pelosissimo animale a 8 zampe! Armate di doom e di urla lo abbiamo stordito e ci siamo ritirate vittoriose nelle nostre stanze che erano ormai le 2..
Anche ora stiamo lottando contro gli insetti. Sono tornati nuovamente i tamait, i cuccioli. Oggi è stata una giornata pesante, al limite tra la mortificazione, e il conseguente desiderio di mollare, e la rabbia e il bisogno di non arrenderci mai.
Stamattina una paziente stava per morire soffocata. È arrivata ieri pomeriggio, con un morso di serpente sul naso. Le si è gonfiato tutto il viso. Le guance, le labbra, gli occhi, il collo. Ha un edema esteso che le impedisce di respirare correttamente. I reni insufficienti e i polmoni collassati. L’effetto del veleno è devastante. Fede ha chiesto alla Clinical officer di somministrale alcuni farmaci o almeno di controllarne lo stato dato che rantolava affannosamente. Ma lei doveva andare in pausa pranzo ed è uscita, lasciando la chocho da sola a soffocare, dicendo che comunque rispetto a ieri era migliorata. Si, aveva fatto un passo indietro rispetto alla morte, forse…
Fede è corsa a chiamare Apophie che era in sala operatoria, quindi non disponibile. Il medico nuovo, George, non è proprio una lince, e con tutta la sua lentezza ed incertezza è entrato nella stanza. Hanno portato anche l’ossigeno e le hanno tenuto la mascherina sulla bocca perché non avevamo l’elastico per legarla alla testa. E intanto cercavano di misurarle la saturimetria e la pressione. Apophie è arrivata e le ha dato un’altra dose di siero contro il veleno del mamba rosso. Ora siamo senza, oltre tutto. Peter non l’ha voluta intubare perché è vigile ma va tenuta sotto controllo ogni mezz’ora. Mi sono raccomandata di questo con Sr. Jody, la responsabile del reparto. E lei si è pure offesa perché gli infermieri lo sanno, non c’è bisogno di ripeterglielo ogni volta…ah si, e come mai i pazienti a volte agognano nel letto aspettando solo qualcuno gli li aiuti? La mia palla di domopack era già in gola, pronta ad essere violentemente espulsa.
Nel pomeriggio la signora dormiva come una bambina, accoccolata tra i cuscini che le sostengono la schiena e la testa e la aiutano a respirare. Sempre con la mascherina dell’ossigeno sulla bocca….qualcuno le ha trovato un elastico.
Apophie se ne è andata, per usufruire dei suoi giorni di off. E così George resterà qui da solo, a gestire un ospedale che nemmeno conosce. Ho provato a trattenere Apophie qui, ma invano. Dopo tanto, potrà rivedere tutti i suoi cinque figli, tornano a casa per le vacanze. Spero che tutto vada bene, lo spero davvero.
Mi sono lasciata andare ad uno sconforto sordo. Mi sono fermata sotto al sole a picco a cercare delle mute risposte nella vallata davanti ai miei occhi. Ma continuavo solo a sentire la mia domanda gridare nell’aria..
kwanini?
È morto un bambino oggi. L’infermiere, che in emergenza doveva rianimarlo, camminava fischiettando lungo il corridoio con l’ambu tra le mani, quasi andasse a giocare al parco. Non ci credevo. Fede è venuta in ufficio sconfitta. Con il desiderio di mollare tutto e andarsene. Sopraffatta dalla pura della responsabilità di restare qui senza Apophie per venti giorni.
Finalmente sono arrivati dei soldi del progetto gestito da Ibo. 35 mila euro che ci permetteranno di pagare i debiti di questo mese. Ero raggiante quando Sr. Ann me lo ha detto..
gimme five surella!
Abbiamo deciso insieme cosa e quanto pagare già da domani. Bene,
we can breath now!
Federica e Sara sono andate a versare i famigerati denari a Chuka proprio oggi, accompagnate da Kithingi che si è messo a disposizione, pagato dall’ospedale, per loro. Ma questo non basta. Perché il matatu di Kithingi non è la macchina di rappresentanza con la scritta del loro progetto sulla portiera. Loro vogliono proprio quella, poco importa che l’ospedale rimanga senza ambulanze a disposizione. Ne rivendicano la cieca proprietà. Questa sera Federica mi ha attaccata proprio mentre lavavo i piatti da sola. Secondo lei il mio atteggiamento compiacente è solo una maschera ipocrita perché vigliaccamente non esprimo ciò che veramente penso. Io? Io non riuscirei a mascherare quello che ho dentro nemmeno se lo volessi. E infatti la mia palla di domopack è esplosa riversando brandelli metallici ovunque. La mia colpa è stata quella di gestire una situazione spiacevolmente imprevista e troppo complicata rimbalzando la patata bollente a Mauro, per il semplice fatto che mi rifiuto di entrare in un ambito che non voglio mi competa, faide e personalismi che rischiano di rovinare, ancora una volta, il frutto di anni di lavoro e fatiche quotidiane. E io so bene, ora che lo vivo, quanto costa, in termini di soldi ed energie, portare questo ospedale a fine giornata. La fatica dell’anima la sento sulla mia pelle..tutti i giorni. Roteavo in aria quei coltelli pieni di schiuma quasi a minacciare il taglio della gola mentre con il mio falso atteggiamento compiacente le vomitavo addosso l’assurdità della disputa.
Quanta amarezza mi ha lasciato questa giornata. La delusione, che mi spinge ad arrendermi. Ma anche l’incapacità di accettare la resa. La rabbia, che mi fa gridare a denti stretti.
Fede e Pepu sono già a letto. Io mi sono trattenuta sotto alla mia pergola a scrivere, a ridurre la mia palla di domopack prima di ingoiarla e farla sciogliere nello stomaco. Sembra impossibile che sotto a questo cielo illuminato a giorno dalla luna piena, possano convivere veri e falsi problemi, situazioni tristemente concrete e ostacoli fittizi ed evitabili, creati oltre il reale . Perché non si possono far fluire le diversità e le competenze in un unico traguardo..che è lì, proprio lì, sotto ai nostri occhi..e langue.
Ascolto Chopin mescolato al canto dei grilli e allo stridio dei pipistrelli. Giù, a fondovalle, l’eco del Mutonga irrequieto. Mi mancano i cari amici che ho sempre pensato (erroneamente?) fossero la mia forza qui. Gli occhi tradiscono lo sconforto. Ma le mie labbra socchiuse scoprono i miei denti stretti. Io non mi arrendo…
Tuonane ro..

1 commento:

  1. Un abbraccio grande grande, immenso come la tua Africa!

    Da chi ti stima e ti vuol bene.

    Coraggio!!

    Elena

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