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La semplicità di un giorno qualunque...

La malinconia mi ha dormito accanto e mi ha svegliata alle 6:44. Stanca di lei, l’ho accartocciata e rinchiusa nel cassetto del mio comodino. E mi sono alzata.

La pioggia ci ha dato tregua. Stamattina il sole ha asciugato la terra e ci ha regalato una bellissima giornata.

La mattinata è volata distribuendo cazziatoni a destra e a manca! Ho iniziato con Enock, ho proseguito con lo staff della sala operatoria e ho finito con Sr. Prya. In realtà ho cercato di parlare fermamente ma in tono amichevole..credo con la giusta dose di autorità e comprensione. Mah, vedremo i risultati. A Stanley, il solito lamentoso, ho detto di non soffermarsi su una sola persona con cui proprio non è compatibile (anche perché credo che Sr. Prya sia incompatibile per definizione!) ma di pensare a tutte le persone che lavorano con loro e per loro e che sono in grado di riconoscere l’impegno di ciascuno.

A pranzo Apophie mi ha fatto tristemente ridere. Ci ha raccontato l’incidente accaduto in sala parto. Proprio mentre stava facendo partorire una mamma, il letto ha ceduto, facendola rovinosamente crollare a terra e la poverina, nel pieno dell’espulsione, ha pure sbattuto la testa contro il muro mentre Apophie le cadeva addosso, slogandosi una caviglia. Fortunatamente niente è stato compromesso e abbiamo potuto riderne fino alle lacrime. Ma è triste sapere che, parcheggiati in Italia, dentro il celeberrimo container, abbiamo tre nuovissimi letti da parto, solidi e accessoriati…si mzuri..

In reparto c’è ancora Cathrine, la signora incinta al settimo mese, paraplegica, a cui abbiamo dato un passaggio da Nairobi quando sono tornata in Africa..più di un mese fa (come passa in fretta il tempo…). Ha delle piaghe da decubito grandi quanto un pugno. Su entrambi i lati. Le stanno curando le lacerazioni con lo zucchero di canna. In Italia lo farebbero con delle fiale di glucosio, qui usano lo zucchero in granelli grossi, ambrati, lo stesso che usiamo per dolcificare il caffè a colazione. E funziona! Favorisce la pulizia della ferita.

Ha dell’incredibile cosa riescano a fare con i pochi mezzi a disposizione, cosa possano inventare per mantenere in trazione una gamba dopo un intervento ortopedico. Lacci ricavati da vecchie lenzuola e garze, corde di fibra intrecciata, armatura di legno, fatta da Faustino, integrata nel letto, pezzi di spugna ed un attrezzo arcuato altrimenti inutilizzato. Bisognerebbe conferire il premio fantasia allo staff del general ward.

Dopo la giornata di lavoro, la solita tappa da Eva con Pepu e Fede. Le abbiamo dato altro lavoro, altre gonne, per il raising party di domenica. Allan, il medico che è stato con noi per quasi un anno, sta cercando fondi per pagare il conto del figlio Lennin, ammalato di leucemia, al Kenyatta e per comperare il biglietto per portarlo in Italia e poterlo curare propriamente.

Non ci siamo fermate da Regina, troppi ubriachi in giro stasera. Tornando abbiamo di nuovo incrociato Lili che rientrava a casa. Mi ha chiamata da lontano..credo abbia un debole per me..che carina. Lungo la strada ci siamo incantate a guardare la luna. Piena, luminosa quanto il sole. Una sfera perfetta, color crema, ritagliata nel cielo terso che imbruniva lentamente. Da togliere il fiato, o almeno sospenderlo per un istante. E a questa fotografia, ho aggiunto il sonoro raccontando a Pepu della capra che ho venduto oggi a Washington. Una capra cicciona portata da una signora che doveva pagare il conto della figlia. L‘ho venduta per 1.500 scellini. Pepu rideva con me, della surrealità della mia disinvoltura nel parlare di prezzi di capre e vestiti nuovi nella stessa frase. Secondo lei mi sto completamente fondendo col substrato locale. Subito dopo Fede ci ha detto che vuole giocare al lotto la data di nascita di una paziente con 12 dita dei piedi. Direi che più che fonderci col substrato ci stiamo fondendo il cervello!

Peter e Apophie sono in sala per un cesareo, il nuovo medico è già a letto e così pure il chirurgo. Domani mattina sveglia all’alba per gli interventi programmati. Pepu, Fede ed io siamo sotto alla pergola a guardare le foto dei nostri cuccioli e ad ascoltare musica trash alternata a canzoni tristi. Cantiamo talmente forte da coprire i grilli e il volo rovesciato a terra di un unico tamait isolato che sbatte le ali sul pavimento cercando di librarsi in aria. La serata è tiepida. È tornato il sereno. Abbiamo acceso un incenso alla citronella usando le vecchie resistenze della sterilizzatrice come piedistallo…

Mamma buega!

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