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Stefania munene...tebu?

Oggi รจ stato un giorno pesante.

Mi sono alzata tardi, ma in fretta, senza assaporare gli ultimi minuti del mattino, quando ci si sveglia ma si resta tra le lenzuola ad osservare distrattamente ciรฒ che ci circonda. E per tutta la giornata ho avvertito la sensazione dei 20 minuti costanti di ritardo.

Appena dopo colazione, quando i miei occhi erano ancora gonfi per la notte troppo breve, c’รจ stato il famigerato meeting con il personale infermieristico. Per questioni di turni e di impegno lavorativo, soprattutto nella maternitร  che sforna neonati ad ogni minuto, non c’erano tutti, ma erano ugualmente numerosi. Padre Silas, dopo una breve introduzione, mi ha ceduto la parola. Mamma mia, le mani hanno cominciato a sudare e mi tremava un po’ la voce, sia per l’imbarazzo di parlare davanti a tante persone, sia per la rabbia accumulata conoscendo la loro negligenza. Ho parlato cercando di guardare negli occhi ognuno di loro, per far arrivare il messaggio piรน in profonditร . Ho iniziato a chiedere io, dopo aver risposto tanto alle loro domande, alle loro pretese. L’ho fatto per un anno, cercando di essere amichevole, comprensiva, sperando di avere di rimando altrettanta collaborazione. Ma non รจ stato cosรฌ. E io sono qui per prendermi cura dell’ospedale, dei malati che vengono trattati, non per gestire un ufficio di collocamento e occuparmi esclusivamente dello staff come un sindacato casalingo. E cosรฌ, senza riuscire a ricordare le parole trovate nella mia testa la sera prima, ho detto loro che devono prendersi cura dei pazienti, semplicemente. E loro sanno bene che significa, sono infermieri, รจ il loro lavoro, loro lo hanno scelto. E prendersi cura del paziente non significa solo dispensare farmaci. Significa preoccuparsi di controllare che non soffra oltre l’inevitabile, cambiando bendaggi sfatti e lenzuola sporche, massaggiando la schiena alle mamme che devono partorire (come fa sempre la dolce Ori), controllando che le ferite non si infettino, aiutandoli ad alzarsi se necessitano del bagno o di un po’ d’aria fresca, cercando di capire il disagio che ognuno di noi proverebbe se fosse costretto, sofferente, in un letto d’ospedale. Non รจ possibile continuare a guardare l’orologio anelando solo il lunch time. Questo รจ un ospedale nel bush, non un ospedale del bush, vale a dire, che non puรฒ essere una giustificazione sapere che questi pazienti sono corazzati con anticorpi degni di Rambo o che tanto sono abituati a soffrire nelle loro capanne senza usufruire delle strutture sanitarie e quindi quello che comunque ricevono รจ giร  piรน del niente. Se cosรฌ fosse, questo ospedale nemmeno avrebbe ragione di esistere. Siamo obbligati a fare del nostro meglio per alleviare le loro pene e guarirli, siamo obbligati dalla nostra coscienza. Altrimenti potremmo fare il giardiniere o la sarta, e nessuno rischierebbe la vita se non avessimo voglia di lavorare. Si, la voce mi tremava decisamente. Mi sembra impossibile che abbiano bisogno di sentirsi dire questo per agire. Non dovrebbe essere sottinteso nella definizione di personale sanitario?

Uscendo dalla scuola dopo il meeting, solo tre di loro mi hanno salutato…

E poi il cazziatone รจ proseguito a 360 gradi nell’ufficio di Sr. Prya, individualmente, promuovendo dei periodi di prova per il personale pigro, inconcludente, arrogante o non collaborativo, nel momento in cui erano chiamati a firmare il contratto. L’intento รจ di spronarli a fare del loro meglio, un meglio che รจ molto al di sopra dell’attuale. Allo stesso tempo cercavo di dire dolcemente che non chiediamo niente che sia al di sopra delle loro possibilitร  o al di fuori del loro compito. E che questa nuova tendenza รจ dettata solo dalla necessitร  di salvaguardare i pazienti, i veri sfortunati di questo film. Qualcuno mi ha guardato con occhi di fuoco, di sbieco. Altri hanno pianto, facendomi sentire una piccola, piccola donna. Altri ancora hanno gioito, aspettandosi di peggio, consci del loro rendimento. Ho anche dovuto gestire una storia d’amore clandestina. Una delle nostre pink e uno dei blu, che mescolandosi colorano di viola la guance arrabbiate della moglie coinvolta che grida contro l’ospedale, responsabile della loro unione, almeno in ambito lavorativo. Tutto quello che ho potuto fare รจ dire di tenere la loro vita privata, assolutamente personale e non giudicabile, al di fuori del compuond. Forse non รจ carino da dire (come tante altre cose…), ma mi hanno fatto quasi tenerezza…

Allo stesso tempo, ho riconosciuto il buon lavoro fatto da alcuni di loro. Fortunatamente c’รจ qualcuno che tira avanti la baracca!! Anche se la pila dei contratti a termine era il doppio di quella dei contratti buoni…

E finalmente sono tornata nel mio ufficio a vedere il sole. La giornata era proprio deliziosa, calda ma non afosa. Qualche minuto a leggere le mie mail e poi di nuovo in ospedale, per l’auction. Questa volta ci siamo ricordate di prendere il vasetto dei soldi e il tavolino alla scuola come Sonia ci ha insegnato. Appena entrati in pediatria, il delirio alla vista delle scarpine nuove portate da Pepu. Hanno iniziato a strepitare per accaparrarsi numeri e i modelli migliori. Ernesto ogni tanto impazziva e gridava loro di allontanarsi dal tavolo dove appoggiava la mercanzia. Abbiamo raccolto 3.000 Ksh, domani li useremo per pagare almeno il conto di un paziente. Buega.

Stordita dalle urla delle donne impazzite per i saldi, sono tornata in ufficio a sbrigare un po’ di lavoro. E non mi sono accorta di aver fatto tanto tardi per la cena. Erano quasi le 9 ormai. E nessuno mi aveva chiamato da casa..strano. Ma poi ho pensato che stessero ancora facendo il giro visite col chirurgo per organizzare gli interventi di domani e ho iniziato ad apparecchiare la tavola nella casa deserta. Pepu mi ha chiamata dicendomi che non avevano corrente nel theatre, o dieta come lo pronunciano qui . E cosรฌ sono andata in ospedale a dare un’occhiata. Ma mentre mi avvicinavo alla porta schiaccia dita, le luci si sono riaccese da sole. In sala, Peter e Charity stavano suturando un’anziana signora colpita a pangate dalla nuora (hei, pure qui sono due figure antagoniste!). Da lรฌ si poteva sentire il battito cardiaco di un feto amplificato dal cardiotocografo applicato alla pancia della mamma. Dopo qualche minuto la corrente se n’รจ andata di nuovo. E Peter ha continuato a cucire i due lembi di pelle sulla testa rasata della paziente illuminato dalla luce di una torcia. Ho provato ad individuare il problema. Sui quadri elettrici di sala tutti gli switch erano on. Nel locale tecnico di fianco alla pediatria anche, tutto acceso. Non avevo altre intuizioni, anche perchรฉ non ho la piรน pallida idea di come siano connesse tra loro le prese e le luci dell’ospedale. Ho chiamato Stanley, ma era irraggiungibile. E cosรฌ ho provato con papร  Shimali. E lui si รจ presentato dopo appena 5 minuti, da casa (pochi istanti dalla chiamata..ma un’eternitร  per la paziente suturata nella penombra). Nel frattempo, la corrente capricciosa era tornata. Quando รจ arrivato mi sono fatta spiegare alcune cose sulle connessioni e i quadri elettrici cosรฌ la prossima volta saprรฒ gestire da sola l’emergenza (di solito lo faceva Ale..). Appena in tempo, perchรฉ subito dopo la chocho hanno portato in sala la mamma collegata al cardiotocografo. Il suo bambino sofferente richiedeva un cesareo. Lo staff era pronto in sala in attesa, ma nessuno portava la paziente dalla sala parto. E cosรฌ, pronta a cazziare di nuovo all’occorrenza, sono andata a controllare. La paziente era sola sul letto, il catetere e la flebo applicati. Ho cercato gli infermieri per smuoverli, ma in realtร  stavano solo aspettando il ritorno della barella (ne abbiamo una sola) dalla stanza della signora appena portata a letto con il suo nuovo copricapo. Nell’attesa, sono tornata a fare un po’ di compagnia alla mamma. Lei mi ha preso la mano e mi chiedeva di non lasciarla sola. Io la stringevo e le massaggiavo la schiena..e poi le ho prestato il mio braccio da incidere con le unghie all’arrivo delle contrazioni. L’hanno portata in sala mentre io continuavo a tenerle la mano. E poi l’ho dovuta lasciare quando ha oltrepassato il muretto passamalati. Si sono cambiati tutti e sono entrati in sala. Io sono tornata a casa, non c’era piรน bisogno di me lร .

Ho apparecchiato la tavola e scaldato il pollo con le patate nel forno. E mi sono seduta a scrivere nella penombra, tra il fumo degli zampironi, infilati nelle resistenze usate della sterilizzatrice, e lo stridere dei pipistrelli che piangono la morte dei loro relatives uccisi da Faustino con il doom questo pomeriggio per bonificare la stanza numero 6.

Ho avuto qualche minuto per pensare, nell’attesa. Pensare che forse non sono tagliata per fare il direttore, ma che sto cercando di fare del mio meglio. E fortunatamente, certi giorni, le cose filano lisce come un oceano senza vento…

Mama buega!

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