Giornata pigra...
Oggi sembrava una giornata pigra, asettica, senza particolari da raccontare. E per metà è stata così. Il solito risveglio lento, la colazione sotto alla pergola illuminata dal sole caldo. E poi in ufficio a inviare alcune mail di rappresentanza e a discutere nuovamente con Federica.
Mi ha scritto la dolce Ori. Anche lei sta combattendo la sua personale lotta per la sopravvivenza. La sento vicino anche a distanza, rivivo con lei alcuni miei trascorsi. Hakuna ororo, Makena, enjoy your life…
Sono passata in ospedale a controllare la situazione e a salutare Faustino che è ricoverato da ieri con un sospetto di meningite. È stato dimesso proprio stamattina. Voleva tornare subito al lavoro, ma io gli ho detto di restare con suo figlio, anche lui ricoverato da tre giorni per problemi cardiaci. Pole sana Faustino…
Sono entrata nella palestra per la fisioterapia e Pepu stava lavorando sulla mano del papà di Eva, la Pelata. Secondo lei non la recupererà più. Ma quello che più mi rattrista è la sua solitudine, il suo sguardo vuoto e spaventato, residuo dell’incidente.
Sono passata anche a controllare la chocho morsa dal serpente sul naso. È morta questa notte...accoccolata nel suo letto come una bambina..
Il pomeriggio ho raggiunto Fede e Pepu…e finalmente la giornata è iniziata!
Siamo andate a prendere Joy in pediatria. Era seduta con la sua mamma al sole mentre la sorellina cicciona stava chiacchierando con la zanzariera appesa sopra il suo letto. Era lì sola, a stringere le lenzuola con le sue dieci salsiccine.
Joy non cammina, probabilmente ha una lesione dovuta a sofferenza fetale. A vederla ridere e agitare le gambine in aria, non si direbbe che abbia questi limiti. Eppure sono assenti anche i più piccoli gesti istintivi quando si tratta di camminare. Ma a volte ci sorprende. Pepu ci ha chiamate entusiasta per farci vedere che Joy accenna il movimento consecutivo dei passi, con le sue scarpine di pelle blu. Ed è stata una conquista, un miglioramento che ci ha dato speranza. La mamma, giovanissima, osservava sorridendo mentre allattava la piccola per l’ennesimo spuntino. È rimasta sola con le sue due bambine. Il marito l’ha lasciata rendendosi conto del problema di Joy e non riuscendo ad accettarla. A lei non resta che far fare alla sua bellissima bimba sfortunata gli esercizi che la aiuteranno, un giorno, ad essere almeno indipendente.
Come consuetudine, ormai, siamo andate da Eva e poi da Regina per l’aperitivo. Clara e Omar ci hanno raggiunte e si sono uniti a noi. Un paio di birre (il secondo giro è stato gentilmente offerto da Washington), quattro chiacchiere e abbiamo finito col parlare di infibulazione e usanze locali. Pepu era attonita. Le si legge spesso un’espressione incredula sul volto. Come quando mi ha chiesto, parlando di matatu, in che orari partissero e io le ho risposto che non partono a ore ma a persone, quando, cioè, sono sufficientemente carichi di esseri umani e di cose. Se ci si catapulta qui dal mondo occidentale tutto appare esageratamente diverso e lontano, incomprensibile, incredibile. Ma poi, pole pole, l’Africa ti penetra nelle ossa e molte cose appaiono consuete, ovvie.
Stasera abbiamo preparato le pizze, come sempre di svariate combinazioni di sapori. A cena, sono arrivati anche gli oculisti dopo un lungo viaggio da Nairobi, costellato di imprevisti. Domani andremo a Kathwana a piedi con Clara mentre Federica e Sara torneranno a Nairobi..con il matatu di kithingi!
Sento le palpebre pesanti. Il canto dei grilli è solo un rumore lontano mescolato alla ventola del mio computer. La luna è nascosta e così il buio inghiotte la vallata. Pepu ed io ascoltiamo Un passo indietro dei Negramaro, colonna sonora del momento camomilla (sembrano così lontani i momenti birra e cane...). Sono stanca…
Mama buega..
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