Tuonane Stefania...
Domenica mattina. Il giorno in cui si può dormire a lungo senza sentirsi in colpa. Soprattutto se Merigo, il watchman spilungone, ti sveglia alle 5 per chiamare un driver per un maternity case nel bush. Ho chiamato David, anche se questa settimana lavora per Dream, perché Edward ieri sera non stava bene, si è avvelenato con uno yogurt! Ovviamente, sono tornata a letto senza riuscire a riaddormentarmi subito..e così i miei pensieri si sono imbizzarriti come cavalli selvaggi al galoppo. E mi hanno condotto in una calda landa ai confini dei miei desideri…impervia, attraente…
Sono uscita per la colazione che erano gia passate da troppo le 10. Il sole alto mi scaldava come fossi un biscotto nel forno. Fede e Pepu mi hanno raggiunta (pur nel mio ritardo riesco ad essere in anticipo su loro!) e abbiamo fatto colazione insieme.
Ho fatto il bucato e riordinato la mia stanza. Ho spolverato i sorrisi delle foto appese al muro, soffermandomi. E poi ci siamo dedicate a cucinare il pranzo della domenica. Fede e Margaret 2 hanno preparato il sugo per la pasta, con pomodoro, olive e capperi. Mentre, per restare in tema, io ho tagliato a quadratini i pomodori, sminuzzato le olive, abbrustolito il pane e spalmato la pasta di acciughe cosparsa di capperi per dei crostini ai sapori mediterranei. E poi abbiamo cucinato del ragù, con la carne macinata e l’ultimo pezzo di prosciutto crudo frullato nel mixer, che un tempo (oggi i tempi mi sembravano dilatati, soprattutto quelli già trascorsi…) usavamo per tritare il ghiaccio del monito, per le lasagne che avevamo programmato di mangiare a cena.
Oggi era impossibile stare seduti al sole. Era come farsi fendere da una lama. Il caldo di questi giorni è quasi insopportabile, sembra di respirare acqua calda. E si vede la vallata fondersi con le vampate che trasudano dalla terra. Anche il canto degli uccelli è affannato.
Era la giornata ideale per un bel bagno al Mutonga, per nuotare nell’acqua fresca o sedersi sulle rocce levigate. Ma Fede ha remato contro, per il timore legato all’incognita del contenuto del fiume celato dall’acqua scura di terra di questi giorni. E ci siamo lasciate vincere dall’indolenza, organizzando una piccola beauty farm sotto al tamarindo. Ma, ancora prima che potessi iniziare, Pepninah mi ha chiamata chiedendomi di inviare un’ambulanza nei pressi di Tuniai per un paziente, un maternity case, come ho scoperto solo dopo. Ho chiamato Edward, ma era a Chuka per sbrigare delle faccende personali. David, ma era pure lui a Chuka per riparare le sospensioni della Dream car, assieme a Shimali. Nicholas era ancora in annual leave, Josec in off a casa sua, a Nkubu. Ecco, me la sono proprio tirata, ho pensato! Sono andata al gate, da Philip, il watchman, gli ho chiesto di spiegarmi la strada, ci sarei andata io a prendere la paziente…questa volta era proprio un’emergenza. E ovviamente lui si è offerto di accompagnarmi, mica fifone quanto Stanley! Ma poi ha voluto fare un tentativo, prima dell’ultima spiaggia. Ha inforcato una bicicletta (chissà se era quella di Sonia) ed è corso al market a cercare un driver che già altre volte, occasionalmente, ha lavorato per l’ospedale. Sono tornata a casa ad aspettare il verdetto, mentre Fede mi scoraggiava ad andare prevedendo un mio ribaltamento per via delle buche abissali disseminate lungo la strada. Mamma mia, se solo Ale fosse qui, ho pensato, sarebbe già salito in macchina pronto ad andare….ma io non volevo essere da meno! Ma poi, per la fortuna di tutti, Philip è tornato con il driver e sono partiti alla volta di Tuniai.
Pepu ed io siamo passate in ospedale a salutare i suoi pazienti ancora ricoverati. Eva, la sarta, ha chiesto quando sarebbe arrivato un nuovo fisioterapista. Era preoccupata per il suo papà, che aveva da poco iniziato il trattamento. E poi la dolce Cathrine. È stato commovente sentire appena la sua voce flebile augurarle buon viaggio, chiederle quando sarebbe tornata, e di salutare tutti i suoi colleghi e i pazienti in Italia. Si sentirà più sola da oggi, senza la sua amica italiana a cui faceva anche da traduttrice.
Abbiamo cenato con delle eccellenti lasagne verdi, frutto di una catena di montaggio: Pepu alla sistemazione dello strato di pasta, Fede alla stesura del ragù e della besciamella, io addetta a grattugiare il formaggio grana. Subito dopo cena ci siamo sedute all’angolo destro della tavola, sempre sotto alla pergola. Stiamo contemplando i tentativi di una cavalletta che spicca dei salti rocamboleschi ribaltandosi all’indietro. Forse deve prendere qualche altra lezione di guida per non sbagliare così miseramente la traiettoria. Lungo la striscia colorata dipinta sopra le porte delle stanze, fanno capolino anche un paio di gechi e delle farfalle, mentre all’appello manca ancora Giorgio, il nostro coleottero nero ritardatario.
Domani mattina, Pepu partirà presto per Nairobi. E poi per l’Italia. È stata qui tre settimane, durante le quali ha aiutato bambini e adulti a recuperare un po’ di indipendenza o almeno un po’ di dignità. Ora passerà la staffetta ad un’altra fisioterapista, che forse arriverà a Marzo. Peccato non avere una continuità preziosa..
Anche Mbaabu, salutandola, si è commosso e l’ha ringraziata per tutti i pazienti che ha aiutato. Asante sana Stefania…safari njema…mi mancherai…
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