Matiri-Nairobi andata e ritorno!
Sveglia alle 5 e mezza..partenza alle 6. Nairobi andata e ritorno in giornata รจ sempre impegnativo, stancante, rocambolesco a volte.
Questa mattina l’ambulanza era colma. Fede ed io davanti. Dietro i tre figli di Kithingi, che dovevano raggiungere la madre, Linette, e che come ometti sono passati ieri sera a chiedere conferma sull’orario della partenza, un bambino con la spina dorsale che รจ un vero scherzo della natura e i suoi genitori, che dovevano andare al Kenyatta, Stanley, che doveva cambiare una batteria nuova ma giร non funzionante, il marito di Margaret,che necessitava di un passaggio fino a Chuka. Stipati come sardine al sole dentro una scatola di latta. A Chuka รจ salito pure Kenneth, che ci doveva aiutare a valutare e comperare l’apparecchio per misurare gli elettroliti. Ecco, eravamo al completo!
La giornata era calda giร dal mattino. Abbiamo raggiunto Thika Road in tre ore, come sempre quando si viaggia con Edward. Ci aspettava Hariett a cui ho dato la mia flash pen per memorizzare i dati del seminario. E poi via, ci siamo tuffati nel trafic jam di Nairobi che mette sempre a dura prova la nostra pazienza e il nostro livello di sopportazione. Fede, Kenneth ed io siamo scesi in centro, davanti alla Nyaio House dove abbiamo perso almeno un’ora e mezza solo per ricevere una serie di timbri (ora ho un permesso di soggiorno valido fino al 2010), il tesserino di residenza rilasciato agli alieni (cittadini stranieri schedati) in cui compaiono, a fianco della foto olografata, anche la mia impronta digitale e il mio indirizzo in Kenya, e i moduli per estendere il visa di Fede.
E poi, dopo esserci persi almeno un paio di volte per le strade affollate e tutte uguali di Nairobi, siamo saliti al secondo piano dell’edificio della Philis Medical. ร il nostro fornitore di fili da sutura, materiale dentistico e reagenti per il laboratorio. Avevo per loro un assegno a lungo richiesto per pagare il debito accumulato, finalmente! E poi abbiamo avuto le informazioni e il preventivo dell’apparecchio per misurare la concentrazione degli elettroliti. Sono riuscita a strappare un 370 mila scellini comprensivi di fornitura annuale di reagenti e completa manutenzione e garanzia da parte loro.
Edward ci ha raggiunto con i tre nuovi amici arrivati dall’Italia ieri sera. Aldo, il ginecologo venuto a Matiri tante altre volte, sua moglie ed una dottoressa appena laureata, Anna, alla sua prima esperienza in Africa.
Abbiamo pranzato tutti insieme da Antonio’s. E poi, mentre Fede finiva con le estenuanti procedure di estensione del visto, io sono andata a fare la spesa al Nakumatt in downtown con gli altri. Non รจ certo il mio preferito della catena, anzi. ร un vecchio edificio cresciuto dal di dentro. Gli scaffali e i frigoriferi si sono moltiplicati a dismisura saturando lo spazio interno. ร un frullato di corsie densamente allestite e carrelli che si scontrano nei corridoi troppo stretti.
Edward รจ venuto a raccoglierci con l’ambulanza e ci siamo pigiati ancor piรน di prima tra la spesa e i bagagli. Aldo e sua moglie davanti. Kenneth, Fede, Anna ed io dietro, con le gambe infilate negli spazi tra una valigia e l’altra e le borse del Nakumatt che rischiavano di sommergerci ad ogni accelerata o curva accentuata. Attraversando il centro di Nairobi abbiamo incrociato alcuni incidenti, uno dei quali mortale. Un bambino ha attraversato la strada proprio mentre sopraggiungeva un matatu. Lo ha preso in pieno. Il bambino giaceva per terra, con una macchia di sangue sulla fronte e un rivolo rosso scuro che gli scendeva dall’angolo della bocca. Attorno a lui, un cerchio di persone in contemplazione, sembrava quasi che si aspettassero che si alzasse e si togliesse dalla strada da solo. Stavano a guardare, senza nemmeno affannarsi a dargli una mano o a chiamare qualcuno che lo potesse fare. E in questo clima di indifferenza, pure noi siamo passati oltre imbrigliati nella corrente del traffico. Forse ci saremmo dovuti fermare….
A Thika road รจ salita anche Hariett. E ci siamo appiattiti contro i sedili senza possibilitร di ulteriore movimento.
Uscendo da Nairobi, รจ iniziata l’Africa. A volte invidio la prima volta degli altri. Quell’espressione incredula di fronte alle immagini di una vita quotidiana tanto lontana dalla nostra. La bocca socchiusa e gli occhi spalancati, la tentazione di esclamare continuamente guarda! L’incapacitร di trovare una direzione preferita per gli occhi perchรฉ in ogni dove ci si puรฒ perdere.
In realtร , ogni volta che incrocio con lo sguardo la natura, rimango tutt’ora sospesa alla meraviglia. Mi perdo, curiosa, a guardare i mercati di periferia, il groviglio di persone e matatu, gli ampi spazi che si allargano uscendo dalla cittร .
Mi sono appisolata e ho sognato di non essere sola…
Abbiamo raggiunto Chuka che giร il buio nascondeva la cittร . E lรฌ abbiamo fatto salire l’ultimo passeggero, Nicholas, di ritorno dal suo annual leave. Ci siamo spremuti al massimo. Io ho lasciato il mio posto ad Hariett e mi sono seduta sopra una valigia rossa semi rigida. Sembrava di essere su di un cavallo da cui potevo dominare la strada illuminata dai fari della macchina. Abbiamo sgranocchiato cornflakes al cioccolato per imbrogliare la fame. E tra chiacchiere e risate siamo tornati a casa.
Sono stanchissima, il mio mal di testa รจ esploso e non mi dร tregua. Mi tuffo tra le mie lenzuola millerighe cercando un po’ di sollievo…
Mama buega…

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