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Pambazuka Stefania!

Stamattina Mbaabu mi ha bussato alla porta per informarmi che Antony, il tecnico delle attrezzature biomedicali, era arrivato per la manutenzione dell'apparecchio per anestesia e per il monitor dell’amplificatore di brillanza. Ok, I’m coming.
E mentre cercavo di vestirmi in fretta, anche Stanley ha bussato alla mia porta. Cercava i bearings comperati ieri per le lavatrici della lavanderia. Ok, I’m coming.
Ho ingurgitato il caffè e due biscotti al volo e sono andata in ospedale…

Pambazuka Stefania!
Anche lo squillo di Josec, ieri mattina alle 4:50, sembrava proprio dire questo: svegliati! E io sono tornata dall’al di là in meno di tre secondi, senza però capire che stava succedendo per almeno dieci minuti! Anyway, alle 5 e mezza eravamo sull’ambulanza e Josec si è compiaciuto di constatare che almeno per una volta ero puntuale! Al gate ci aspettavano il bambino da accompagnare all’ Eye Clinic dei Lions e il padre, talmente giovane che pensavo fosse il fratello! Poi siamo passati al market a prendere una signora appena dimessa dal nostro ospedale (per un intervento all’utero) che doveva raggiungere Chuka..ma nelle sue condizioni sarebbe stato da incoscienti affidarsi al matatu. È salita davanti con me. Una donnona ben in carne, tanta carne..molta più della mia! Così tutto il tragitto l’ho fatto seduta per metà sul sedile e per metà sul cambio, con un gomito conficcato nel fianco sinistro, ben salda alla maniglia del cruscotto e tutta protesa verso Josec, come se stessi planando sul windsurf aggrappata al boma! Davanti ai miei occhi, quindi, dondolavano i ninnoli appesi allo specchietto retrovisore: due crocefissi e uno smile, un faccione tondo, verde, sorridente con la scritta smile, somebody loves you! E ho sorriso…
Solo a metà strada, guardando nello specchietto al chiarore dell’alba che avanzava, mi sono accorta che era salito anche Goldfrey (si, non George come mi aveva detto Sr. Prya…), il nostro ottico. Tornava a casa per il week end…abita a Chuka.
Josec mi ha regalato la cassetta con la mia canzone preferita, mimi nasema asante. Che carino! Me l’ha fatta ascoltare tutto il viaggio, per non farmi dormire…forse voleva compagnia…un po’ meno carino, ma è stato meglio così! Mi sarei altrimenti persa le sue performance canore, i suoi vocalizzi sconnessi tendenti agli ultrasuoni con voce strozzata, inventandosi pure le parole e mettendo dei sonori du du di do da da al posto delle frasi che non conosceva! Che ridere il mio cartoon!
In prossimità di Nairobi, verso le 9, è iniziata la farsa delle telefonate per chiedere a Shimali e a Stanley dove andare a ritirare l’inverter e dove comprare l’alluminio e il cloro per l’impianto dell’acqua. Spiegazioni inutili, perché lui si fermava ogni due minuti a chiedere a qualche soldier la strada, cominciando ad innervosirsi nel traffico appena accennato del mattino. Brontolava con il finestrino abbassato vomitando addosso al mal capitato circa una cinquantina di parole al secondo! E poi si girava verso di me e rideva vedendomi piegata in due con la mano sulla bocca per non essere troppo evidente! E finalmente, abbiamo trovato entrambi i luoghi, dopo innumerevoli iko wapi bara bara e panda giù.
E di nuovo: uncle, iko wapi macho shipitali? Ci abbiamo messo circa mezz’ora a scovare l’ospedale dei Lions! Ho chiesto a Goldfrey di avvisare del nostro arrivo e in meno di un minuto (strano!) il dottor Yego ci è venuto a recuperare all’ingresso. L’ Eye Clinic è un ospedale sostenuto da donatori benestanti, i Lions appunto, indiani. È diviso in due sezioni: l’ala per i dozzinanti, i ricconi che si possono permettere di pagare ed hanno le stanze singole con il marmo per terra, e il ward degli assistiti, un paio di stanzoni con una trentina di letti ciascuno, per chi non è in grado di pagare e quindi riceve gratuitamente i trattamenti. E il nostro piccolo paziente (non gli ho nemmeno chiesto il nome…) era destinato ad uno di quei letti. Dopo le visite per l’ammissione lo abbiamo accompagnato nella stanza. Starà lì una settimana. Ma il padre doveva tornare con noi, quindi è arrivato il triste momento della separazione. Il ragazzino, avrà circa 12 anni, ha cominciato a piangere, senza singhiozzi, solo lacrime. Si soffiava il naso e asciugava gli occhi senza dire una parola. Ho chiesto al padre se preferiva stare con lui, ero pronta persino a dargli qualche soldo per l’accomodation in qualche Guest House vicina all’ospedale se mi avesse detto che doveva tornare a casa perché non poteva mantenersi una settimana a Nairobi. Invece lui ha semplicemente aggiunto che non ce n’era bisogno. Gli ha lasciato il numero di telefono per le emergenze (anche solo per sentire la sua voce prima di dormire?), gli ha comprato del latte e del pane e l’ha salutato, dicendogli che sarebbe tornato a fargli visita lunedì. Io mi sono persa un attimo negli occhioni lucidi di quel ragazzino..da solo in quello stanzone, tra vecchi bendati appena operati di cataratta, mi sembrava così piccolo…
In tutto questo, il mio cartoon ne ha approfittato per farsi fare una visita per la sua insofferenza alla polvere e alla luce eccessiva. Sembra una barzelletta se si pensa a dove viviamo!
Abbiamo scorazzato per circa un’ora per i quartieri alti, tra ambasciate e case protette con filo spinato e corrente elettrica, cercando la ditta che ci aveva venduto lo shunt per restituirlo e recuperare i soldi del paziente. Bene, altra missione compiuta, come diceva Josec.
Ci siamo fermati in un negozio per comperare la batteria per i frigoriferi della casa e i bearings di ricambio per le lavatrici dell’ospedale. E Josec ha iniziato di nuovo il suo show! Quando ha saputo il prezzo dei cuscinetti ha fatto un salto all’indietro con un sonoro eee ( che non si può descrivere…il tono della voce sale e scende come una cantilena..) e l’espressione di chi ha saputo che gli hanno svaligiato la casa. E ha cercato di tirare sul prezzo ubriacando il negoziante con le sue mille parole. Per non parlare di quando è comparsa la responsabile, una donna! Credo l’abbia travolta con complimenti e battute, ruffiano ma simpatico come solo lui sa essere, almeno a giudicare dall’espressione imbarazzata ma compiaciuta di lei. E alla fine, abbiamo avuto lo sconto! Altra missione compiuta!
Mancava solo la sterilizzatrice. Siamo tornati a riprenderla ma dovevano ancora montare alcuni pezzi..have a sit, please, just ten minutes! Si, dieci minuti..persino Josec si è messo a ridere, conoscendo quello che pure lui chiama l’african time! E quando esordiscono con la frase have a sit (accomodati) significa che i minuti non saranno mai meno di trenta!
E così, la nostra ultima missione si conclude alle 6. Saliti in macchina, pronti a partire, Josec lancia dal finestrino due bottiglie di plastica vuote…Josec, what are you doing?! (credo di aver raggiunto pure io gli ultrasuoni!) E lui, mortificato, scende di corsa e raccoglie i vuoti giustificandosi: look, Stefania! Si, Nairobi è sporca. Ci sono strade lussuose unite perpendicolarmente, da stradine di terra e sassi disseminate di rifiuti. Bottiglie, contenitori del latte, lattine, involucri di plastica, carta, residui organici. E con questo caldo torrido se ne sente l’odore per km. Ma non dobbiamo sentirci legittimati da questo a continuare a gettare immondizia per la strada, il cambiamento deve partire dal piccolo..anche da noi,quindi. E il mio cartoon, pensieroso, ha annuito dicendo che avevo ragione, by the way!
Quasi un’ora per uscire dal traffic jam di Nairobi e finalmente entriamo in Thika road,sulla via del ritorno.
Stanca, nostalgica ma divertita, fissavo il cielo davanti a me. Era bianco, anzi..incolore. Solo una striscia violetta sopra l’orizzonte mentre il sole scompariva nella terra. Com’è diverso qui, non c’è traccia del cremino di cielo che si scorge a Matiri, le tonalità del blu e dell’arancio che sfumano con la luce del giorno. L’aria è inquinata a Nairobi, pessima. E anche il cielo diventa di plastica…
Nel buio della notte di Halloween, abbiamo attraversato Mwea, il paese del riso. Era pieno di vita, persone ovunque per le strade, nei locali accesi per la festa, con immense insegne luminose, musica proveniente da ogni angolo. Sembra un villaggio vivo, allungato sulla strada. Si ha l’impressione di entrare in un tunnel al neon, colorato, affollato.
Ci siamo fermati a cenare ad Embu, dove abbiamo lasciato il padre del ragazzino, Josec ed io, al locale della stazione di servizio prima dell’Isaak Inn. Ieri sera festeggiavano Ognissanti e il pub era gremito di ragazzi. Dal giardino, ovvero la discoteca all’aperto, arrivavano le note altissime delle canzoni R&B. E, conoscendomi, lui mi ha raccomandato di non iniziare a ballare, altrimenti mi avrebbe perso nel mucchio e non saremmo mai arrivati a casa!! Ci siamo accomodati sulla terrazza a mangiare qualcosa. E ancora una volta il mio cartoon mi ha fatto sorridere proprio mentre mi stavo perdendo, inseguendo la musica e pensieri che a volte non riesco a trattenere. Ho mangiato beef e patatine e bevuto una Tuscker Malt. Ma non avevo molto appetito e Josec mi ha detto, nel suo solito modo insaporito da espressioni inconsapevolmente comiche, che cercherà di starmi vicino, perché prima o poi mangiando così poco finirò a terra dalla debolezza! Ma che..era solo un caso..io che mangio poco??! Magari!
Ho ballato almeno 5 minuti (beh, mica si può andare contro natura!!) e poi ubbidiente sono salita in macchina. Erano le 9 ormai. Avremmo raggiunto casa per le11. Tardi!
La strada non è confortevole di notte, può essere pericolosa. Possono esserci degli agguati, dei falsi incidenti o ammalati che ti costringono a fermarti e poi esce dal bush qualcuno che ti spoglia di tutto. E proprio mentre Josec mi diceva questo, poco dopo Chuka, abbiamo incrociato una vecchia coricata in mezzo alla strada, supina. Con le mani unite sulla pancia e un ginocchio piegato. E la macchina ha improvvisamente accelerato per evadere da una possibile imboscata! Mentre io ancora mi interrogavo sul da farsi…chissà, magari aveva bisogno d’aiuto davvero.. pambazuka Stefania!

A mezzanotte ero nel mio letto, un po’ sfinita, un po’ triste, un po’ sorridente ripensando al mio cartoon. Mi sarei aspettata di sentirlo bussare alla mia porta chiedendo dolcetto o scherzetto?!
Asante sana Josec…

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