Nella vecchia fattoria ia ia ò!!
Stamattina solo una doccia fredda è riuscita a svegliarmi! Mamma mia! Ma poi la mattinata è volata, tra impegni in ospedale e mail ufficiali.
Poco prima di pranzo, Ernesto mi ha chiamata. Mi ha condotto al gate per mostrarmi l’ultimo pagamento per saldare il conto di una paziente. Un pagamento doppio! Sotto all’albero all’ingesso, infatti, c’era una pecora color miele che brucava con accanto il suo piccolo, un agnellino nero con qualche macchiolina bianca..che carino! E poi, distesi all’ombra in attesa, c’erano anche una signora e suo nipote con un grosso gallo tra le mani. Un altro conto pagato, un altro paziente dimesso.
Ho chiamato Lucy e Margaret per vedere la dolcezza del nuovo arrivato..l’agnellino, ovviamente, non il pollo! E l’hanno preso in braccio mentre la madre cominciava a belare nervosamente, con suoni rochi che le rimbombavano in gola come una minaccia. Fino a quando non le hanno restituito il piccolo. Anche una pecora sa essere feroce se sufficientemente alterata! Lucy ha cominciato a starnazzare il nome del nuovo arrivato: Alex! Ma poi, arricciando le sopracciglia in modo interrogativo, ha ripreso l’agnellino per controllarne il sesso. Un’altra femmina, ovviamente. Stefania!
Ora, la nostra allegra mandria multietnica aspetta solo una casa dove dormire. Magari dietro ai workshop, lontano dalla casa e dall’ospedale ma ugualmente al riparo per una notte più tranquilla, senza serpenti vicino al collo! Carolina ne porta ancora i segni..anche se sta lentamente migliorando. È pure ingrassata, adesso. Nella nostra fattoria possiamo annoverare una mucca (ancora un vitellino, direi), una pecora col suo piccolo e un paio di capre, una delle quali bicolore e senza un corno. Senza contare gli innumerevoli polli!
Rita mi ha braccato per i corridoi prima che potessi avvisare Fede del nuovo arrivo. Doveva riferire a Sr. Prya delle informazioni riportate da Martina che ha seguito alcuni seminari di aggiornamento e voleva che fossi presente pure io per spiegare le cose una volta sola. E siamo state in riunione fino all’1 o giù di lì, con il mio stomaco che faceva da sottofondo alla discussione.
Dopo pranzo, contrariamente alle leggi della fisica, sono finalmente riuscita a fare un pisolino! Se non altro per disperdere un po’ di calore accumulato sulla pelle durante un girono, ancora una volta, tanto caldo e umido.
Ho chiamato Fede che era in reparto a distribuire i pochi libri in dotazione alla scuola ai piccoli pazienti. L’ho raggiunta nella stanza numero 3 dove è ricoverata la mamma di Irnene, una ragazzina di 10 anni, con un vestitino marrone a fiorellini chiari. Le sta accanto tutto il tempo, la accudisce, perché la sua mamma non cammina più…e nessuno le sa dire perché. Irnene ha dovuto rinunciare a lungo ad andare a scuola per occuparsi di lei. Ora frequenta la prima classe…
Abbiamo dato un’occhiata alla nostra mandria che si stava già appisolando dietro al laboratorio. Carolina stava brucando dell’erba novella sotto agli alberi abitati dagli uccelli gialli e neri, i costruttori di nidi appesi. Stefania (l’agnellino) stava dormendo accanto alla sua mamma Federica. La capra bianca (dovremo trovare un nome pure per lei…) si era accomodata sul tombino di cemento e dominava le altre. La bicolore dal corno singolo, invece, continuava a scavare la terra rossa..tentava forse l’evasione?! Domani cominceremo ad allestire la loro casa, proprio dietro all’impianto dell’acqua…
Tornando verso il tamarindo, abbiamo incrociato Rita nell’area di attesa davanti al Dream Center. Stava parlando con un paio di attivisti impegnati in un programma di sostenimento rivolto a orfani o famiglie con almeno un componente sieropositivo. Una volta iscritte al programma, queste persone verranno aiutate costruendo per loro una casa, o pagando le cure sanitarie, o fornendo loro del cibo e le divise scolastiche. E noi dovremmo aiutarli segnalando loro, secondo una graduatoria a punti ad hoc, chi sono i legittimi fruitori di questo programma. Che bello, finalmente si muove qualcosa anche a livello locale. Il Kenya per i Kenioti. Profuma di buono…
E poi ci siamo fermate a chiacchierare, Rita, Fede ed io, di Monica, la mamma di Joy e della sorellina cicciona. Cercavamo di capire quale fosse il modo migliore per aiutarla. E Rita, dall’alto della sua esperienza ventennale di vita vissuta in Tharaka al servizio della gente del posto, ci ha suggerito di comperarle un paio di acri di terra e di intestarla solo a lei, non al marito fuggitivo o al padre, che altrimenti ne reclamerebbe la proprietà dividendola successivamente tra i soli figli maschi. La condizione della donna, qui, è decisamente sbilanciata, minoritaria. È solo una delle tante proprietà che un uomo può avere. La famiglia vende la figlia ricavandone capre e mucche. E quando la sposa diventa vedova, la proprietà passa ai fratelli del defunto…
Ma con un appezzamento di terra tutto suo, Monica potrebbe costruirsi, col tempo, una casa, avviare una shamba, acquistare del bestiame, e questo le permetterebbe di crescere le sue figlie da sola, con la dignità di saperle mantenere e dare loro un’istruzione anche senza essere di proprietà di un uomo che la maggior parte delle volte nemmeno prova un delicato sentimento di affetto o il minimo rispetto. Basterebbero 300 euro per iniziare…
Sono qui sola sotto alla pergola, come di consueto. Ascolto la play list della buona notte mentre il russare di Mbaabu filtra dalle finestre della sua stanza e gareggia con i grilli. Le falene sono disposte in cerchi concentrici attorno alla lampada della porta numero 5, sembra quasi che conoscano la geometria. Ci sono volte in cui, più di altre, sento fortemente che questo posto mi mancherà da star male…
Mama buega mama Africa…
ciao. sono Maria Luisa (Mave) volevo ringraziarti per le emozioni che mi fai rivivere leggendo le tue parole. Sono già stata a Matiri tre volte e spero di tornare presto(forse a Gennaio). salutami Rita
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