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Much ado about nothing!

Oggi mi aspettavo di dover affrontare dei mulini a vento, di dover lottare contro falsi problemi, scontrarmi contro un muro di prepotenza. Invece, il puzzle esploso si è ricomposto da solo, così com’era in precedenza. Tanto rumore per nulla, tanti brandelli metallici inutilmente sputati. Tutto ha ripreso la sua originale connotazione. Forse Fr. Silas ha trovato parole migliori delle mie, forse è stato più diplomatico, meno scostante, forse hanno compreso il reale problema e hanno trovato un accordo, forse doveva semplicemente andare così. L’ambulanza resterà all’ospedale e Federica, Dino e Giulio verranno scarrozzati per il Tharaka da Kithingi e il suo matatu. Buega...cabisa…

Fino alla telefonata dalla Diocesi, però, sapevo di dover consegnare la macchina di proprietà, incrociando le dita, sperando di non averne bisogno per andare a recuperare qualche mamma che stava per partorire nel bush. E, lo ammetto, mi sono abbassata ad un livello che nemmeno mi appartiene. Ho pensato persino di svuotare il serbatoio dell’ambulanza per rivendicare, allo stesso modo, una mia proprietà, il diesel! Ma non c’erano autisti a disposizione, nemmeno Shimali, impegnato con la clinic mobile. Stanley si è rifiutato di guidare, dicendo che l’ha fatto solo il giorno dell’esame. E quando mi ha chiesto di prendere la chiavi e spostare la macchina ai workshop perché era una condizione d’emergenza, ho pensato che un giorno potrebbe servire davvero, per qualche paziente, e ho pensato che un po’ di pratica precedente non avrebbe fatto male. Così ho messo la prima e sono partita, con accanto il fifone che mi richiamava di continuo per rallentare! Arrivata davanti alla tank del diesel, avevo già cambiato idea. Mi sembrava solo una perdita di tempo affannarsi tanto per delle ripicche. Ancora una volta, tanto rumore per nulla. Sono rimasta a parlare con Faustino e Stanley. E poi, all’improvviso, il truciolato ha gridato snake! Un lungo serpente rossiccio si era intrufolato nella stanza del generatore, sgusciando subito all’esterno e poi rientrando nella water plant, l’area con le pompe per il trattamento dell’acqua potabile. Stanley ha subito afferrato delle pietre e le ha lanciate contro il rettile che, spaventato, è strisciato nuovamente all’esterno. Lui l’ha inseguito lanciando altri 3-4 grossi sassi e colpendolo alla testa. E poi Faustino l’ha finito stordendolo con del diesel. Caccia finita. Umani 1, serpente 0!

Sono tornata a casa, guidando da sola stavolta, senza fifoni al seguito. E mi aspettavo di arrivare trionfale sotto al tamarindo! Invece nessuno era seduto a tavola, sebbene fosse tardi. Erano ancora tutti in sala per un cesareo. A pranzo, mi sono addolcita la giornata con la pasta alla zucca, la mia preferita. Mi sono rilassata al sole, tuffandomi con gli occhi nella vallata, il mio modo immediato di cancellare stress e presunta rabbia, riempiendomi di colori, suoni e profumi. Sembra incredibile, ascoltando in silenzio il suono della gola alberata che si apre davanti a noi, che il canto degli uccelli e il frinire delle cicale possa nascondere le grida di chi, da qualche parte là in fondo, chiede aiuto.

Dopo pranzo, quando tutto si è placato, sono tornata in ufficio a sbrigare la contabilità della casa. E lì mi ha nuovamente raggiunto Stanley, inerpicandosi in discussioni a tratti al limite dell’assurdo. Facendomi alterare di nuovo! Povero Stanley, gli ho sparato la mia celeberrima palla di domopack proprio in piena fronte! Ma poi gli ho chiesto scusa, dicendogli che in realtà sono solo stanca di tutti i problemi fasulli che mi ritrovo a risolvere. Pole…

Sono andata in ospedale per disintossicarmi un po’, per stare con i miei amati bimbi. Ma ho fatto l’errore di passare dalla sala operatoria, dove Fede e Mbaabu stavano ancora sistemando lo store.

Giusta mi ha nuovamente chiesto di comperare dei fili da sutura. Di nuovo? E la miriade che vedo sempre parcheggiata nella farmacia? Siamo andate a controllare, insieme. Abbiamo incrociato Evans, il farmacista, lungo il corridoio e l’ho fatto tornare indietro. Nella vetrinetta di fianco alla scrivania, c’è almeno una cinquantina di scatole di fili. Di seta, di nailon, round body, cutting, due zeri...diversi tipi per diversi utilizzi. E poi, almeno 8 cofanetti scaduti 7 mesi fa. Ecco, ho ripensato a Cristian ed è partito un nuovo cazziatone! Ho chiesto a Giusta di ottimizzarne l’uso, magari proponendo al chirurgo, compatibilmente con le esigenze dell’intervento, di usufruire di quelli in scadenza anche se non completamente appropriati. Ho sentito l’eco delle mie parole giungere da un lontano passato di 10 mesi fa, come un dejà vù. Non mi stancherò mai di ripeterlo..a volte il rumore prodotto non è per nulla!

Basta ora, voglio concentrarmi su questo venerdì sera africano. Cenare con sukuma e samosa preparati da Margaret, bere una Tusker, ascoltare la kikamba music alla radio, chiacchierare con Mbaabu, George, Fede e Pepu sotto alla pergola. Con lo zampirone infilato tra le dita per allontanare le zanzare che pungono pure sul palmo della mano, con il buio illuminato dalle stelle e dalle lucciole, col silenzio innaffiato dal canto del fiume e dei grilli, con lo stridere dei pipistrelli che planano in cerca di insetti, con i tamburi lontani…

Asante sana..tuonane ro!

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