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Un po’ di neve dal nord..

Pepu è partita alle 7. Clara si è svegliata presto solo per poterla salutare, pensando che partisse molto prima. E così, credendo di essere in ritardo invece che troppo in anticipo, è tornata a dormire senza nemmeno un abbraccio.

Oggi, in ospedale, Enok ha chiesto di Pepu per un bambino con una frattura al braccio sinistro che sembra non migliorare. La facility più vicino a lui accessibile è l’ospedale di Meru, ora…

La mattinata si è aperta con una colazione appena tiepida…sembrava di avvertire un po’ di freddo dal nord, dove da oggi nevica. Siamo rimaste solo Fede ed io, ora, in attesa di Aldo, un chirurgo ginecologico, sua moglie ed una nuova dottoressa appena laureata. Ci sentivamo quasi delle orfane, come se fossero partiti in 10 e non Pepu soltanto. Si, decisamente la malinconia ci ha assalite tra il caffè e il pane imburrato.

Siamo andate all’ospedale insieme. Fede ha fatto il giro in pediatria con George, io sono andata un po’ a zonzo per i corridoi per far avvertire come sempre la mia presenza. Anche Clara ci ha raggiunte. Ci ha raccontato di ieri quando, con Rita e Omar, è andata ad accompagnare alcuni bambini dalle loro famiglie. In un’area isolata, dimenticata, il bush illimitato senza alcuna parvenza di villaggio raccolto. Lì nel niente, abita una di queste bimbe. Ogni volta che torna dal suo papà, lui la fa dormire nel pollaio, con le galline, perché non ha un angolo in più nella capanna. Rita gli ha dato dei soldi un po’ di tempo fa, 17 mila scellini per costruire una capanna con almeno un tetto. E lui le aveva assicurato, all’ultimo incontro, che era tutto pronto per accoglierla. Così, ieri, dopo aver parcheggiato la macchina in zona, Omar si è caricato sulle spalle il letto mentre a Marcello è toccato il materasso, per dare alla bambina anche un giaciglio oltre all’angolo al coperto. Ma quando sono arrivati là, la capanna dignitosa non c’era. Il papà si è bevuto tutti i soldi. E così, lei è tornata piangendo alla Casa dei bambini con Rita. E ancora, mentre ascoltavo il racconto, ho sentito la neve dal nord….

Fede, per scaldare la giornata, ha portato dei fiori a Catherine, facendola commuovere.

Nel pomeriggio sono passati all’ospedale Giulio, Dino e Federica. Non ho avuto il tempo per prepararmi. Stavo parlando con Faustino, Josefatt e James che mi avevano violentato impedendomi di fare un pisolino pomeridiano spezza giornata. E Faustino mi ha sussurrato: Giulio! Sono stati qui poco, mi hanno fatto delle domande sull’ospedale, abbiamo discusso di quello che vorremmo implementare e di quello che invece ancora non va. E, nella mia testa, ho ribadito il concetto, tanto rumore per nulla. Nessuna polemica, nessun atteggiamento scostante. Ma una ritrovata collaborazione che promette qualcosa di buono. Non abbiamo bisogno di neve qui…

Dopo le 5 ho raggiunto Fede in ospedale. L’ho incontrata nei corridoi, pensierosa. Siamo andate nel ward, nel punto infermieristico, dove raccolgono le risposte dei test richiesti in laboratorio. E ha letto la cartella clinica di un ragazzino di 13 anni appena arrivato in pediatria, con un evidente rigonfiamento della colecisti. E i risultati parlavano di un’infezione estesa, estrema, forse dovuta al tifo. Fede si è sentita persa, gelata, perché avrebbe avuto bisogno di un consulto, di qualcuno di cui fidarsi, che le infondesse la sicurezza necessaria per non lasciarsi andare. Avrei voluto essere io, quel qualcuno, in quel momento…

Ora siamo sotto alla pergola, dopo un aperitivo ai profumi mediterranei e birra, stiamo chiacchierando a distanza con la nostra dolce Ori che ci manca tanto. Ancora una volta la serata è calda, fermenta tra il canto dei grilli e il verso degli uccelli notturni. Un gatto miagola nel buio. Ogni tanto una cavalletta, o una mantide, sbatte violentemente contro le porte delle stanze. Sembra quasi che un fantasma bussi per entrare o che provi, con il rumore, a scrollarci dalla pelle la neve . Margaret e Lucy ci hanno preparato la teglia di patate e besciamella. Deliziosa, uno dei miei piatti preferiti. Una coccola al palato, at least.

Pigre e malinconiche, ci ascoltiamo la nostra musica trash mescolata a canzoni tristi…mentre il vento del nord riporta a casa con sé la neve…

Wenda, utikeje naja ringi…

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