Un sole caldo caldo...
Una mattinata indolente, calda già dalle prime ore. Si faticava a respirare. Alle 8 mi ha svegliata Kenneth, al telefono. Ormai non ho più bisogno di mettere la sveglia sul cellulare al mattino, ci penserà sicuramente qualcuno a smuovermi!
Sono stata in ospedale tutta la mattina. Sto cercando di essere più presente per far sentire il fiato sul collo a chi ha la coda di paglia e sa che rischia il posto.
Sono andata a controllare nel main store le attrezzature medicali insieme a Shimali. Abbiamo delle pompe ad infusione, vecchie, coperte di polvere rossa e ragni, ma funzionanti. Le useremo. Abbiamo un paio di tavoli operatori a movimentazione idraulica e delle lampade scialitiche sostituite con attrezzatura più recente nelle sale operatorie. Regaleremo tutto ad un altro ospedale, magari ad un dispensario perso nel bush, che ne abbia bisogno. È giunta l’ora di eliminare la zavorra.
In pediatria, Fede e Pepu stavano salutando Faith che finalmente, dopo due mesi di degenza, tornava a casa, bellissima, con il suo vestitino verde menta e le scarpine nuove. Ha portato con sé il suo splendido sorriso e tutti i disegni che erano appesi al muro, lasciando il vuoto nella stanza. Tuonane Faith..safari njema.
E poi sono passata da Catherine, la mamma al settimo mese di gravidanza che non può camminare. Le sue piaghe da decubito non migliorano, non abbiamo le creme applicate per incentivare la produzione di collagene e richiuderle, sono finite. E qui non si trovano, o costano esageratamente tanto. Forse riusciremo a portarne ancora dall’Italia. Per ora lei aspetta, dolcissima, nel suo letto, con le talloniere fatte da Pepu con un particolare tessuto spugnoso trafugato da Nicoletta a Marzo. La aiutano a non piagarsi anche i piedi, infermi. Ogni volta che passo davanti alla porta della sua stanza mi chiama, mi saluta con un sorriso sereno, quasi fosse una mamma seduta semplicemente in poltrona a ricamare i bavaglini del suo piccolo. Le chiedo sempre come sta il suo bambino. Lei ride e mi dice che sta bene. Ma dall’ultima ecografia Rita ha intuito che qualcosa non va. Eppure, malgrado l’accanimento del destino, nessuno ha spento il suo volto, il suo sole continua a splendere...
Sono tornata in ufficio, sciogliendomi per il troppo caldo, per il mio appuntamento con il counselor della zona per discutere delle strade. Abbiamo subito trovato un accordo. Lui metterà a disposizione i mezzi, le scavatrici e il personale, io mi occuperò di riempire il serbatoio col diesel. E finalmente la strada dall'ospedale fino alla junction sara piatta come quella per Chakariga. Buega cabisa!
Subito prima di pranzo, siamo passate alla missione per parlare con Sr. Noemi per quanto riguarda alcune adozioni a distanza di bambini, tra quelli ricoverati all’ospedale, segnalati da Ernesto come davvero bisognosi. Ma gli uffici erano chiusi, erano tutti in chiesa per la messa celebrativa della vittoria del nostro coro alla competizione avvenuta in Settembre. I canti, sottolineati dalle percussioni e dalla kayamba, ci attiravano come il piffero magico con i bambini di Hamelin. Ipnotizzate dalla musica, siamo entrate in chiesa. Rita e alcuni dei suoi bambini erano già seduti a seguire il baby coro, vestito di verde e bianco, tra cui anche Lili, la piccola masai. Stavano cantando una delle mie canzoni preferite, di cui non so il titolo, ma di cui conosco il ritmo e i movimenti sinuosi del ballo che l’accompagna. E non riesco a fare a meno di lasciarmi coinvolgere. Il modo in cui celebrano la loro riconoscenza al Baba, senza pianti o vittimismi, ma con le danze, gli applausi, i sorrisi.
I bambini di Rita si sono seduti con noi. Domani alcuni di loro torneranno a casa per qualche giorno di vacanza. Qualcuno, infatti, ha il papà o delle famiglie che li accolgono ogni tanto, degli zii, una nonna, con cui è giusto che mantengano un contatto. A volte, quando il fiume gonfio di pioggia o l’assenza di un matatu li tiene a distanza, si può leggere nei loro occhi un velo di tristezza, o di delusione. Altri, invece, non ne vogliono sapere di incontrare i propri relatives.
Oggi è stato l’ultimo sabato di Pepu . Siamo andate da Regina per il consueto aperitivo, raggiunte da Clara e Omar, con i cesti pieni di pomodori comprati al market. Abbiamo bevuto qualche birra nel buio e poi siamo tornate verso casa.
Stasera ci aspettavano il pollo arrosto e la peperonata fatta da Fede e Margaret 2 questo pomeriggio. Eravamo solo in 4 a cena, George si è trattenuto fuori. Subito dopo, ci siamo sedute a chiacchierare o a scambiare informazioni col mondo attraverso internet. La serata è freschina, così contrastante con la giornata afosa e torrida rivelatasi fin dal mattino. Un cucciolo di pipistrello è caduto dal niente e ha cominciato a strisciare per guadagnare il buio. Il solito insetto-mouse, a cui abbiamo dato persino un nome proprio, Giorgio, date le dimensioni e l’assiduità con cui si ripresenta sotto alla pergola, è arrivato in ritardo facendoci preoccupare. Ma ora è qui, a passeggio tra i rami della bouganville, e ci guarda da lontano mentre cantiamo il nostro momento camomilla…
Mama buega…
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