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Even this is Africa...

Scendeva la pioggia stamattina, mentre facevamo colazione. Leggera. Si avvertiva appena. E nell’aria, come tanti piumini di pioppi, i cuccioli di tamait schivavano le gocce, brillando al sole.
Nelly è una bambina di 4 anni. Ha avuto la malaria da piccola. E ora non riesce a camminare da sola. Gattona in un modo tutto suo, seduta a gambe incrociate. Ha un sorriso intelligente. Stamattina indossava una camicina a quadri, una felpa verde e un paio di pantaloni coordinati. La mamma ha provato a farla camminare t
enendola per le mani. I suoi movimenti spastici, scoordinati, fuori controllo, sembravano i passi di una ballerina. Le faremo costruire da Faustino uno standing, un attrezzo di legno per riuscire a stare almeno in piedi con le mani libere, mentre la mamma si occupa di altre faccende. Nelly la ballerina….
Abbiamo chiesto a Joseck di accompagnarci a Meru Herbs, una fattoria dove coltivano frutta, camomilla, carcadè e lemon grass, le lavorano e le confezionano per il mercato europeo. A Tuniai. La strada era pessima stamattina, appena dopo la pioggia. Pepu era terrorizzata perché la macchina slittava di continuo, procedendo di traverso sulla lingua rossa che si insinuava tra il verde fresco. Lei chiamava Joseck ogni 5 minuti per farlo andare piano. Joseck! E lui, Stefania! rispondeva ridendo, I know that you are in the car!! E guardando l'espressione attonita di Stefania, incredula a tratti per le immagini e i racconti di cose solo lontanamente immaginate, ho citato la frase più volte ripetuta in un film: TIA, this is Africa. Come sempre abbiamo dato un passaggio a svariate persone. Un paio sono scese alla junction, una donna a metà strada, nel bush, una ragazzina a Tuniai. La strada era un fiume fangoso, in alcuni tratti. Era impossibile avanzare senza impostare le marce ridotte. Sembrava pericolosa e impraticabile al tatto, ma deliziava la vista con il suo rosso umido tra le foglie fresche degli alberi. E le nuvole bianchissime stagliate nel cielo zaffiro completavano la tavolozza.
Tornando indietro, abbiamo prolungato il viaggio e siamo andati al mercato a Kathwana. Pepu preoccupata mi
aveva chiesto dove fosse il posto e io, ormai uniformata allo spazio-tempo africano, avevo risposto che era vicino e che la strada era migliore rispetto a quella appena fatta. E infatti in termini di pantano lo è, ma su questo tratto le rocce fanno sobbalzare ancora di più, se possibile, la macchina. Arrivati a Kathwana, abbiamo fatto colazione con soda e mussumamu e ci siamo inoltrati tra il fango e le bancarelle. Sembravano palafitte sulle sponde di un fiume limaccioso. Abbiamo incontrato Faustino, il maestro della Secondary, una delle infermiere del ward, una blu e il figlio del paziente a cui abbiamo comperato il catetere renale..e un paio di alunne della Primary. E ovviamente abbiamo dato un passaggio a tutti! Io, come sempre, sacrificata dietro, seduta sulle scatole di marmellate appena comperate. Meno male che non avevamo comperato cespugli di acacia!
Prima di cena abbiamo fatto una capatina da Eva, la Pelata, per ritirare gli ultimi vestiti. Il suo papà è stato operato di nuovo, lo abbiamo visto proprio questa mattina mentre aspettava per fare un altro x-ray e valutare il grado di allineamento delle ossa del braccio.
E poi, l’immancabile Regina del sabato sera! Dentro stavano giocando a biliardo (che voglia di farmi una partitina…), ma noi ci siamo sedute fuori, nella penombra della sera imminente. Abbiamo ordinato tre Citizen e abbiamo iniziato a chiacchierare, confrontando le nostre vite e i nostri sogni…quelli a lungo termine e quelli di rapida realizzazione. E poi è arrivato papà Shimali. Ha ordinato un altro giro di birre per noi e una per lui. E abbiamo continuato la discussione su altri binari. Mi piace parlare con Shimali, o Kenneth, o qualsiasi altra persona mi stimoli mentalmente a riflettere, o ad esprimere un’opinione, o anche semplicemente ad ascoltare mantenendo vivo il mio interesse.
È uscita la luna e ha illuminato a giorno la strada proprio mentre stavamo pagando il conto per tornare a casa (finalmente siamo riuscite a vincere la gentilezza di Shimali e a pagargli una birra!). Ma le promesse non sono state mantenute. Nel giro di pochi minuti ha iniziato a piovere! E noi ci siamo avviate sotto la pioggia, con un ombrellone grande a spicchi colorati, il cesto con le bottiglie d’acqua per Pepu e la testa leggera…quanto il cuore, finalmente. Abbiamo raggiunto ridendo il gate e poi il nostro amato tamarindo.
Domani andremo a Nyeri, alla commemorazione dei soldati italiani caduti qui in Africa. Sarà un’occasione anche per andare a mangiare la trota sull’albero e a comperare dei formaggi al caseificio di Naniuky. Andremo con Edward…e per Pepu sarà il modo più rapido di adeguarsi alle strade del Kenya e dimenticare le comodità delle auto occidentali, come ha detto Joseck.
Scende la pioggia anche adesso. Improvvisa e violenta. E subito dopo lieve, delicata, come l’abbraccio della buona notte che a volte mi manca…
Mama buega..

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