Not yet....
Il primo squillo del mio cellulare, alle 6:50, mi ha svegliata rapidamente. Mbaabu mi ha chiamata per avvisarmi che Niaga chiedeva l’ambulanza per un paziente. Ho telefonato all’immancabile Josec.
Sono uscita per la colazione prestissimo (davvero inusuale per me) e mi sono fermata a parlare di politica con Mbaabu e Peter. Abbiamo chiacchierato del Kenya e dell’Italia. Di come qui siano spariti miliardi di scellini donati per la lotta all’Hiv/Aids e alla tubercolosi, mangiati da chi doveva amministrarli. Criminali organizzati che possono dare la mano ai terroristi, sono solo meno chiassosi.
Apophie mi ha avvisato che abbiamo finito di nuovo il siero antiveleno (i serpenti sono proprio usciti dall’erba..) e il vaccino antirabbia. Mentre Sr. Prya mi ha segnalato la mancanza di ossigeno (in questi giorni abbiamo avuto così tanti cesarei che abbiamo svuotato le bombole in poco tempo)…e la mancanza di soldi! Così sono dovuta andare da Sr. Ann per elemosinare qualche migliaio di scellini per comprare almeno una bombola. E quando lei ha aperto il suo armadio e posato sul tavolo tutto ciò che ci rimane in cassa, dopo aver pagato gli stipendi e le gratuità di questo mese, mi si è stretto un nodo in gola. Avrei voluto piangere, misera. Sulla scrivania erano sparsi tanti piccoli pezzi di carta da 50 scellini, sembrava il cestino della messa. Mi sono sentita povera, bisognosa d’aiuto e incapace di darne. Alla fine, tra l’incasso della mattina e gli spiccioli abbiamo racimolato sei mila scellini, quanto bastava per due bombole di ossigeno (meno male che per il siero e i vaccini ci fanno credito all’East End). Questo mese gli incassi sono stati davvero bassi. Tanta gente che non riesce a pagare, meno pazienti. È il periodo delle piogge e devono approfittarne per lavorare nella loro shamba. È il momento dei raccolti, si deve andare al mercato a vendere i prodotti e ricavare un po’ di soldi. Non ci si può permettere di essere ammalati…e se lo si è, non ci si può permettere di andare all’ospedale, si deve lavorare…
C’è stato un meeting con l’intero staff, fissato per le 9. Dovevamo cercare di appianare le discussioni sorte per via dell’applicazione di una nuova legge che sembrava discriminare alcuni dipendenti che non avevano ancora usufruito dell’annual leave. Ho voluto che padre Silas parlasse con loro, mostrasse la legge scritta, a portata di consultazione. È un loro diritto, no? Li abbiamo coinvolti nelle decisioni, come si fa in una squadra. Non siamo individui accostati, siamo un’unica entità con delle differenziazioni all’interno. Siamo il St. Orsola…e stiamo arrancando per restare a galla…ma questo non l’ho detto loro, è solo il frutto del mio sconforto per non poter fare di più…
Hariett è venuta a chiamarmi, proprio nel bel mezzo delle discussioni, per un’emergenza. Il maestro sognatore della Secondary chiedeva l’ambulanza per un bambino moribondo al market. Era in ansia, preoccupato, spaventato. Ho chiamato Shimali e sono andati a prenderlo.
E di nuovo, dopo pranzo, una donna mi ha chiesto di inviare l’ambulanza a Kathithini per un paziente. Ma ha dovuto aspettare, perché nel frattempo Shimali era uscito di nuovo per un altro paziente a Kamaranthi. E anche lì i miei pensieri sono andati alle nostre mancanze. Se avessimo avuto un’altra auto nessuno avrebbe aspettato, nessuno avrebbe rischiato di morire nell’attesa. Ma l’ambulanza reclamata a Febbraio, proprio al rappresentante governativo della nostra regione, non è ancora arrivata. Not yet…
E la mia delusione è culminata con il tradimento del PMO. Non è venuto nemmeno oggi. Ma forse è solo un evento rimandato, domani Rita ed Apophie devono andare a Marimanti per partecipare ad una serie di incontri sui programmi sanitari locali. E lui sarà là. Prenderanno comunque contatto. Di nuovo. Due passi avanti ed un passo indietro…e la meta si allontana…not yet..
Mi sono arresa e sono tornata a casa per preparare la cena. E nel bel mezzo di questa sera stanca è arrivato Kithingi col suo carico di colori: Federica è tornata! È arrivata con Mauro, Antonia e Stefania, la nuova fisioterapista. Mi hanno portato una boccata d’aria fresca e tanti abbracci incoraggianti.
Un ultimo paziente da andare a prendere a casa, l'anziano padre di una signora che si è presentata al gate per chiedere aiuto. Questa volta è andato David.
Il sorriso della luna sembra lo Stregatto di Alice, stasera. Andrò a letto con la rinnovata speranza che domani sarà migliore…but not yet…finalmente, dopo tanto, mi fermerò a chiacchierare sotto alla pergola fino a tardi…

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